Papa Francesco andrà in Sinagoga. Per scacciare i politici dal tempio. Il Papa alla Comunità ebraica non vuole passerelle. Ammessi solo i poveri

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di Salvatore Lontrano Niente politici, niente paillettes, ricchi premi e cotillon, ma una visita ai poveri: Papa Francesco andrà in visita alla Sinagoga di Roma il 17 gennaio. ma ha posto una condizione. Il Papa argentino, cresciuto a stretto contatto con l’Ebraismo (a Buenos Aires gli ebrei sono presenti da molto tempo), rende così omaggio ai “fratelli maggiori” del cattolicesimo, ma sempre col suo tono dimesso e semplice. E quindi la richiesta che è stata fatta in sede di cerimoniale, dicono a La Notizia dai Sacri Palazzi, è stata quella di non ammettere politici e politicanti all’incontro che il Pontefice terrà presso il Tempio romano. Stop quindi a politici più o meno cattolici o sedicenti tali in cerca di photo-op con il Santo Padre: non vedremo quindi nessun esponente di questo o quel partito intento a inginocchiarsi devoto per il rito del baciamano innanzi al Vicario di Cristo. Del resto, che Jorge Mario Bergoglio sia refrattario all’incontro con il mondo della politica, è cosa nota. Non è stato forse lui, a 10.000 e passa metri di quota a dire che no, lui Ignazio Marino non l’aveva minimamente invitato all’Incontro mondiale delle Famiglie di Philadelphia nel settembre scorso? E non aveva forse suggellato la sua smentita con un perentorio: “chiaro”? Sì, è stato proprio così. Ed alla Sinagoga, quindi, non ci saranno personalità politiche. Anche perché a questo Papa della politica importa poco. Parla se gli toccano qualche tema sociale a lui caro, parla dettando le sue linee essenziali ma si guarda bene dallo scendere direttamente nell’arena. Cosa che invece fa – ed ha fatto – ad esempio il numero due della Conferenza Episcopale Italiana, monsignor Nunzio Galantino, che quest’estate ha scambiato polemiche e battute al calor bianco nientameno che con Matteo Salvini. Il Papa, abituato in terra argentina a far sentire la sua voce con la famiglia Kirchner e che ha un buon rapporto con l’attuale presidente argentino, Mauricio Macri (salvo qualche screzio in passato sulle nozze omosessuali quando quest’ultimo era sindaco di Buenos Aires), non è personaggio che ama la polemica politica con i nostri parlamentari. La seconda richiesta, tipica del personaggio Bergoglio, è stata quella di incontrare i poveri della comunità ebraica romana. Francesco non ha intenzione cioè di trasformare la visita in una passerella sotto i riflettori mediatici e chiede un incontro più raccolto – verrebbe da dire intimo – anche con i poveri e gli ultimi di cui si occupano gli ebrei romani. È nel suo stile di prete che in Argentina si infilava nelle villas, le favelas argentine ma molto più malfamate, per andare ad evangelizzare o farsi un bicchiere di vino con gli amici. E nessuno gli ha mai torto un capello. Come non gli torcerebbero un capello, dopotutto, se andasse a visitare i poveri romani nottetempo col suo Elemosiniere, monsignor Konrad Krajewski detto don Corrado, il quale con una Fiat Qubo di colore bianco gira per portare cibo e conforto ai disperati di Roma. Meglio di tanta politica, va detto.

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