Papi è salvo. Il voto segreto del Senato grazia Berlusconi: no all’utilizzo delle intercettazioni tra Berlusconi e le Olgettine

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L’Aula del Senato, con voto a scrutinio segreto, non ha dato l’autorizzazione all’utilizzo di intercettazioni telefoniche di Silvio Berlusconi nel processo sulle Olgettine.

I voti favorevoli sono stati 120, i contrari 130 e 8 gli astenuti. La giunta per le immunità parlamentari aveva chiesto il via libera all’autorizzazione.

Ed è scontro sul voto segreto. Andrea Marcucci (Pd) accusa i grillini di aver usato il voto segreto per votare contro e allinearsi alle posizioni della destra in vista del referendum. Che i grillini respingono al mittente: “Giusto usarle”, ha detto il capogruppo al Senato Stefano Lucidi.

Il 16 aprile scorso la Giunta aveva bocciato la proposta del relatore Enrico Buemi di vietare l’uso di tutte le undici intercettazioni e quindi la richiesta del giudice di Milano è arrivata a Palazzo Madama. Per il giudice di Milano, Stefania Donadeo, le undici telefonate tra Berlusconi e Iris Berardi e Barbara Guerra, “appaiono rilevanti” perché dimostrerebbero le “trattative” per elargire “alle due donne somme di denaro” e regalare loro “immobili” in cambio di una sorta di “lealtà processuale” nei suoi confronti. Si tratta di intercettazioni che risalgono al 2012, quando Berlusconi era ancora senatore, e che sono state effettuate in un’altra indagine con al centro una presunta truffa su finanziamenti pubblici, archiviata. Tuttavia, quelle telefonate erano poi state recuperate dagli inquirenti ed inserite nel fascicolo Ruby ter. Il giudice nel provvedimento chiariva che sono conversazioni cosiddette “casuali”, ossia i pm non potevano prevedere “che si sarebbe intercettato il Parlamentare” e quindi non avevano l’obbligo di chiedere all’epoca l’autorizzazione al Parlamento.

Nelle nove pagine della richiesta al Senato il gip ricostruiva anche alcuni passaggi delle telefonate intercettate tra l’aprile e l’agosto del 2012 “nel pieno svolgimento nell’istruttoria dibattimentale relativa ai processi” sul caso Ruby. Conversazioni nelle quali alle “pressanti richieste” delle due giovani, in passato ospiti delle serate ad Arcore, “di adempimento degli obblighi di dazione di quanto promesso”, Berlusconi “subordina” il loro “atteggiamento processuale”. L’ex Cavaliere, infatti, chiese “esplicitamente a Barbara Guerra di convincere Iris Berardi a revocare la costituzione di parte civile” e nella telefonata del 12 aprile 2012 la showgirl “confermava a Berlusconi che avrebbe messo ‘i suoi buoni uffici’ per convincere ‘la matta’”, ossia Berardi, “ad abbandonare la strada scelta”. E dal diario della brasiliana, si legge ancora nel provvedimento, “si evince ancor più quanto e perché Berlusconi dovesse temere la deposizione testimoniale della stessa, atteso che vi si fa esplicito riferimento ad una relazione di tipo prostitutivo tra i due quando la Berardi era ancora minorenne”.

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di Gaetano Pedullà

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