Ci riempiamo la bocca di Europa

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di Angelo Perfetti

Sembra che l’Italia si vada a cercare i guai col lanternino. In un momenti di crisi acuta per l’intero sistema economico nazionale, pagare 150 mila euro al giorno per la mancata adozione della direttiva Ue per la protezione degli animali utilizzati per scopi scientifici è intollerabile. La Commissione europea è decisa a portare il nostro governo davanti alla Corte di giustizia per rispondere della non trasposizione nell’ordinamento nazionale della norma europea. ma d’altronde, se i nostri parlamentari sono troppo impegnati nel cercare di far quadrare le larghe intese con lo spauracchio dell’Europa, è difficile che trovino il tempo per verificare proprio ciò che quella stessa Europa ci chiede.

Dunque se il Parlamento non farà necessario per evitare la condanna dei giudici Ue, Bruxelles chiede che a partire dal giorno della sentenza l’Italia venga chiamata a pagare una multa da oltre 150 mila euro al giorno. La decisione della Commissione, salvo imprevisti, sarà formalmente adottata domani e ufficializzata giovedì prossimo ed era stata abbondantemente preannunciata. Già lo scorso giugno la Commissione aveva avvertito Italia e Olanda – gli unici due Paese a non aver rispettato ne’ il termine del novembre 2012 per la trasposizione della direttiva nel diritto nazionale né quello del primo gennaio 2013 per la sua applicazione pratica – del rischio di essere deferite alla Corte di giustizia del Lussemburgo. Nel  frattempo pero’ l’Olanda, al contrario dell’Italia, ha fatto il necessario per far rientrare la minaccia di Bruxelles.

Il paradosso

Per la verità, il testo del decreto legislativo destinato a recepire la direttiva europea, dopo essere passato dalla Camera, è fermo al Senato. Tutto il suo iter e’ stato condizionato – e quindi rallentato – dallo scontro apertosi tra chi, con in testa Michela Brambilla, ritiene insufficienti le tutele per gli animali previste dalla nuova norma e chi sottolinea – come diverse componenti della comunità scientifica – la necessità di poter utilizzare, a determinate condizioni, delle cavie per testare farmaci e altri prodotti potenzialmente pericolosi per la salute umana. Il dibattito sul controverso provvedimento, secondo l’agenda dei lavori parlamentari, dovrebbe riprendere il tre marzo prossimo presso la commissione sanità del Senato.  “Per l’Italia sarebbe opportuno recepire la direttiva nel testo originale, per non incorrere in ulteriori ritardi”, ha osservato la virologa Ilaria Capua, parlamentare di Scelta Civica. ”La nuova direttiva europea è più restrittiva rispetto a quella precedente. Ed e’ quest’ultima – ha rilevato – ad essere ancora in vigore in Italia, mentre si sta discutendo su un emendamento teso a rendere il nuovo testo ancora più restrittivo. E’ un controsenso – ha concluso – ed e’ ora di prendere una decisione”.

 

 

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