Partito della famiglia, comanda un divorziato. Adinolfi mette al mondo una nuova formazione politica. Senza imbarazzi

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di Salvatore Lontrano

È il tribuno del Family Day, meno del portavoce Massimo Gandolfini, va detto, ma comunque un personaggio vistoso a partire dalla sua stazza sulla quale sa scherzare per primo. Ma Mario Adinolfi è anche il fondatore da 48 ore circa del Popolo della Famiglia, partito politico che già alle amministrative di questa primavera farà il proprio debutto. Veramente l’ultimo Popolo, quello della Libertà di Silvio Berlusconi, non andò a finir bene, specie sul tema famiglia, ma non importa.  Che a difendere la famiglia sia un giornalista ex giocatore di Texas poker magari divorziato una volta e poi sposato a Las Vegas, lascia un po’ perplessi. Eppure il direttore de La Croce, quotidiano cattolico conservatore nato in edicola a 1,50 euro per un formato lenzuolo, hashtag a manetta e Costanza Miriano in grande spolvero poi finito nel mare magnum della Rete, ci crede.

AIUTI – Ci crede così tanto da invocare addirittura l’aiuto di Dio in persona (ma non sa che Dio è apolitico) per un’iniziativa che ricorda molto i movimenti cristiani oltranzisti che ruotano attorno a Marco Rubio o Ted Cruz in America. O i circoncellioni medioevali. Umberto Eco ha scritto di loro nel “Nome della Rosa” e in “Baudolino”. I circoncellioni, fioriti attorno al 300 d.C., erano una comunità eretica. Pensavano cioè che fosse eroico e giusto morire per la fede, ma con metodi un po’ particolari. C’era chi si suicidava, ritenendo la cosa simile al martirio (per la dottrina cristiana i martiri sono nel novero dei Santi per direttissima, senza processo canonico) o chi chiedeva agli altri di farsi ammazzare o, meglio ancora, andava ai sacrifici pagani per farsi uccidere. Furono sconfitti verso il 390 d.C. in quel di Ottava, villaggetto algerino.

MARTIRI – Il Popolo della Famiglia ci sembra una forma di circoncellionesimo politico. Ma forse a loro va bene così: ottenere un martirio politico per poter dire: “noi abbiamo fatto bene”, a differenza della Cei che ha cercato di mediare e che il popolo del Family Day, specie durante la prima edizione del 2015, ha contestato.