Passa il decreto anti-frodi. Colpo di grazia al Superbonus. Agli evasori controlli su appuntamento mentre per chi ristruttura le verifiche saranno preventive

Superbonus Patuanelli
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Che strano paese è l’Italia dove un ministro della Repubblica (Renato Brunetta, numero uno della Pa) dice basta con l’invasività dei controlli sulle imprese e propone che gli stessi controlli alle aziende siano programmati e preceduti da una telefonata che chiarirà di quali documenti e di quali persone si avrà bisogno e allo stesso tempo cittadini al di sopra di ogni sospetto diventano tutti potenziali furbetti. Il Consiglio dei ministri ieri ha varato un decreto (qui la nota) che contiene una stretta sul Superbonus 110% al fine dichiarato di contrastare le frodi.

Abusi che in meno di un anno ammonterebbero già a 850 milioni di euro. I numeri sarebbero stati riferiti nel corso della cabina di regia che ha preceduto il Cdm. I pentastellati, con il ministro Stefano Patuanelli (nella foto), avrebbero desiderato che il decreto diventasse un emendamento ma il premier ha tenuto il punto e ha respinto al mittente la richiesta. Il provvedimento prevede che venga esteso l’obbligo del visto di conformità anche nel caso in cui il Superbonus 110% sia utilizzato dal beneficiario in detrazione nella propria dichiarazione dei redditi.

L’obbligo del visto di conformità non sussiste se la dichiarazione, invece, è presentata direttamente dal contribuente. E ancora: stop a cessione del credito o sconto in fattura per Superbonus e gli altri bonus edilizi se emergono “profili di rischio” che vanno verificati. Si prevede che l’Agenzia delle Entrate possa sospendere “fino a 30 giorni” gli effetti delle comunicazioni di cessione del credito in base a specifici profili di rischio che saranno individuati per ogni “diversa tipologia dei crediti ceduti”. All’esito positivo delle verifiche, o trascorsi 30 giorni, la cessione del credito diventa efficace.

Bisogna evitare che i bonus edilizi perdano credibilità come accadde negli anni ‘70 con gli aiuti allo sviluppo, avrebbe detto Mario Draghi nel corso della cabina di regia in replica alle obiezioni di chi gli chiedeva di evitare eccessivi controlli sul Superbonus, per non appesantire la misura. Il premier avrebbe richiamato alla memoria quanto avvenne con lo stanziamento per il Biafra di fine anni ‘70. Si scoprì poi che gran parte delle risorse aveva finanziato corruzione e questo indebolì la credibilità dei fondi per lo sviluppo. La morale di Draghi è che se le frodi fanno perdere fiducia nei bonus ne va della loro esistenza in futuro.

STOP AL CARO-PREZZI. Il premier avrebbe auspicato anche dei listini di riferimento, dei “prezziari” ad hoc per evitare che le fatture lievitino in modo anomalo in virtù degli sconti fiscali. Nelle ore che hanno preceduto il varo del decreto il M5S, padre della misura, è salito sulle barricate. “Alle 16 convocato Cdm per un decreto da approvare al volo che modifica il mercato della cessione del credito. Senza aver sentito gli operatori con il rischio di bloccare tutto il mercato. Che modo di lavorare è? Come si fa a fare impresa in questo modo?”, ha dichiarato Riccardo Fraccaro, ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio.

E ancora: “Effettuare dei controlli preventivi per scongiurare eventuali abusi non deve significare vanificare la portata e l’efficacia delle agevolazioni, attuando quello che di fatto diventa un vero e proprio boicottaggio”. Poi al termine del Cdm il M5S ha tirato un (parziale) sospiro di sollievo per essere riusciti a ottenere lo stralcio dell’articolo 3 comma 7 “che avrebbe appesantito di burocrazia uno strumento che abbiamo semplificato”. Ma le perplessità all’interno del Movimento per i paletti che vengono introdotti nei controlli anche sui fruitori della misura rimangono tutte.

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