Passata con la fiducia. Bocciata per decreto

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

di Angelo Perfetti

Per mesi ci hanno raccontato in tutte le salse del “governo del fare”. In realtà ogni provvedimento, ogni spina nel fianco, ogni problema è stato diligentemente rimandato in avanti. Ora che i nodi vengono al pettine, ci accorgiamo che Letta presiede sì un “governo del fare”, ma del fare marcia indietro. La prima l’ha fatta sulle slot machine, dopo che Renzi ha puntato i pedi sulla “porcata” di togliere soldi a chi si batteva contro il gioco d’azzardo (tradotto: lobby) per debellare la ludopatia (tradotto: famiglie in rovina). La seconda l’ha fatta sui soldi ai Comuni, che avevano alzato barricate bipartisan contro la manovra che avrebbe messo in ginocchio le amministrazioni comunali scaricando su di esse il peso della ricerca di stabilità. Con il conseguente deterioramento a livello locale dei rapporti tra chi ci mette la faccia (i sindaci) e chi li vota (i cittadini). La legge di stabilità, dunque, non solo è osteggiata da tutti (Confindustria, imprese, sindacati, comuni) ma per passare deve necessariamente snaturarsi. Il che aumenterà la capacità di essere stabile politicamente ma diminuirà il concetto di stabilità a livello finanziario.

Ok alla fiducia
Messa come un aut aut, il governo incassa comunque la fiducia della Camera sulla legge di stabilità. Il via libera definitivo da parte del Senato avverrà lunedì, che trasformerà il testo in legge dello Stato. Una legge, però, che paradossalmente sarà immediatamente cambiata con un decreto, come ha annunciato il ministro Graziano Del Rio, per integrare le risorse per il 2014 a favore dei Comuni, che – come detto – sono in rivolta. E oltre che ai Sindaci, il premier Enrico Letta ha voluto replicare da Bruxelles alle richieste fatte anche nei giorni scorsi da sindacati e Confindustria: ‘’Tutti chiedono ma la somma di tutti vuol dire la bancarotta dello Stato’’.

I punti innovativi
I punti innovativi della legge di stabilità (il primo taglio al cuneo fiscale, il Fondo taglia-tasse, il Fondo di garanzia per il credito a imprese e famiglie) sono annegati, come nei giorni scorsi, nel mare delle micro norme inserite nei due passaggi, prima al Senato, e poi alla Camera. Tanto la Lega quanto M5s, che FI, hanno parlato di “marchette” o di “legge mancia”. E per certi aspetti è la stessa critica fatta nei giorni scorsi da Confindustria, che chiedeva di evitare i finanziamenti a pioggia. Dunque il governo, dopo aver incassato la fiducia (350 si’ e 196 no), è dovuto correre ai ripari davanti alla guerra dichiarata giovedì dai Comuni, che avevano minacciato di non partecipare più alle sedi istituzionali. Ecco dunque che il ministro Graziano Delrio, ex sindaco ed ex presidente dell’Anci, ha annunciato che il governo integrerà le risorse per i Comuni: ai 500 milioni già previsti per consentire le detrazioni sulla Tasi in favore delle famiglie, se ne aggiungeranno altri 700-800 milioni. Il tutto avverrà in un imminente decreto, che potrebbe essere o il milleproroghe di fine anno, o uno ad hoc. Nulla ancora si sa delle coperture. “La questione posta troverà attenzione – ha detto da Bruxelles il premier Letta – ma invito i comuni ad avere un atteggiamento dialogante perché con il dialogo i problemi si risolvono”.

L’incompreso
Letta ha poi puntigliosamente aggiunto che “questa è la prima legge di stabilità che da’ ai Comuni e non taglia”. Una frase che riecheggia quelle dette a chi gli ha parlato delle critiche di imprenditori e sindacati alla manovra. Dopo anni di finanziarie di sacrifici, tagli lineari ed imposte, è il ragionamento di Letta, questa legge di stabilita’ è la prima che inverte questa rotta seppur con un piccolo taglio al cuneo fiscale: di qui l’”amarezza” espressa da Letta a chi gli ha potuto parlare perché ciò non è stato evidentemente colto dalle parti sociali.

Babbo Natale
Insomma non si possono ascoltare tutte le richieste pena la “bancarotta”, ha detto a Bruxelles il premier, “e io mi assumo la responsabilità di fare delle scelte”, anche perché all’Italia “non serve un Babbo Natale ma un buon padre di famiglia”. Un regalo di Natale posticipato potrebbe giungere dalla Svizzera, se andrà in porto l’accordo sui capitali esportati: lo stesso Letta ha annunciato di volersi recare a gennaio a Berna per chiudere una intesa che potrebbe portare nel giro di pochi mesi una “una tantum” da dirottare ad un ulteriore taglio del cuneo fiscale.