Passerella tardiva di Meloni a Niscemi, opposizioni alla carica: i fondi stanziati non bastano, si usino quelli per il Ponte

Visita tardiva di Meloni a Niscemi. Polemiche per i fondi stanziati: 100 milioni. Le opposizioni chiedono di utilizzare i soldi per il Ponte.

Passerella tardiva di Meloni a Niscemi, opposizioni alla carica: i fondi stanziati non bastano, si usino quelli per il Ponte

La sintesi più efficace l’aveva fatta Matteo Renzi il giorno prima della visita (tardiva) di ieri della premier Giorgia Meloni a Niscemi e poi a Catania. “Da giorni la Sicilia è sotto schiaffo per il maltempo. Giorgia Meloni non ha fatto come fece per l’Emilia-Romagna. Allora lasciò il G7 per andare a fare una sceneggiata ad uso social con gli stivali. In Sicilia invece non ha messo gli stivali. Sapete perché? Perché non può attaccare la Regione come fece in Emilia-Romagna: la Regione è sua. Perché l’ex Presidente della regione è lo stesso ministro che ha promesso di ripristinare Italia Sicura e non lo ha fatto. Perché dopo quattro anni di fuffa la gente non crede più alle sceneggiate della Premier”, ha scritto sui social il leader di Iv.

Tardiva la passerella di Meloni a Niscemi

Era il 21 maggio del 2023 quando Meloni con le calosce visitò i territori dell’Emilia Romagna travolti dal fango. Addirittura qualche giorno dopò Meloni accompagnò la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, in visita in Emilia Romagna. La frana a Niscemi è datata 16 gennaio. Meloni si è degnata di andarci solo ieri per sorvolare in elicottero i territori più colpiti dall’eccezionale ondata di maltempo.

A Niscemi ha incontrato il sindaco Massimiliano Conti e ha presieduto presso la sede del Comune una riunione, alla quale hanno partecipato il Prefetto di Caltanissetta, il Capo Dipartimento della Protezione Civile Fabio Ciciliano e i tecnici della Protezione Civile. La premier ha garantito al sindaco Conti che il Governo “farà tutto ciò che è possibile per scongiurare che si ripeta quanto accaduto con la frana del 1997, in particolare per ciò che riguarda i ritardi negli indennizzi”. Infine si è recata nella sede della Capitaneria di Porto di Catania per presiedere un altro vertice al quale hanno partecipato, tra gli altri il ministro per la Protezione Civile Nello Musumeci e il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani.

Le opposizioni: i fondi stanziati non bastano, si usino quelli per il Ponte

Le onde alte come palazzi, il mare che devasta le spiagge, abitazioni sospese sul vuoto lasciato dalla frana. Per le conseguenze della devastazione che ha lasciato dietro di sé il ciclone Harry, sono stati stanziati dal governo appena 100 milioni di euro complessivi per Calabria, Sicilia e Sardegna dove è stato deliberato, nel corso del consiglio dei ministri di lunedì, lo stato di emergenza.

Per opposizione e sindacati la cifra complessiva, divisa per le tre regioni con 33 milioni ciascuno, non è sufficiente. L’iniziale stanziamento di 100 milioni di euro, si è affrettata a precisare Meloni, rappresenta solo la prima risposta ai territori colpiti, in attesa di un quadro più definito della situazione e una esatta quantificazione dei danni. Il Governo, ha assicurato, sta lavorando alla definizione del decreto-legge di assegnazione delle risorse necessarie.

Schifani: servono due miliardi. Il governo ha stanziato 100 milioni

Il ministro Luca Ciriani, al question time alla Camera, ha aperto alla possibilità di attingere ai fondi stanziati da questo Governo per le ricostruzioni post-calamità, che ammontano a 1,5 miliardi di euro per l’anno 2027 e a 1,3 miliardi annui a regime, a decorrere dall’anno 2028.  L’entità dei danni ammonta a circa due miliardi, ha detto Schifani.  Le opposizioni, dai Cinque stelle al Pd e ad Avs, chiedono in coro si utilizzino i fondi destinati al Ponte sullo Stretto. Il M5S mette a disposizione di suo un milione.

Il gesto simbolico del M5S

“Di fronte a certi drammi le parole non bastano più. Servono i fatti”, dice il leader del M5s Giuseppe Conte che annuncia: “Abbiamo stanziato un milione di euro tagliandoci gli stipendi di noi eletti, e ora li mettiamo in votazione. Sabato gli iscritti del Movimento sono chiamati a votare” sulla loro destinazione ai territori colpiti dal maltempo. “Ma la parte del leone la deve fare il governo, con grande speditezza e responsabilità. I soldi ci sono e si possono prendere da quel progetto faraonico del Ponte che ha fallito”.

L’assemblea regionale siciliana: si usino i fondi per il Ponte

Intanto l’ordine del giorno, presentato dai deputati di Sud Chiama Nord – ovvero dirottare i fondi stanziati per il Ponte sullo Stretto per gli interventi di ricostruzione – è stato approvato martedì sera con voto segreto dalla maggioranza dell’Assemblea regionale siciliana.

Che ha impegnato il governo regionale a destinare in particolare i 1,3 miliardi di euro previsti come cofinanziamento regionale del Ponte sullo Stretto a un programma straordinario di ricostruzione, risanamento ambientale, messa in sicurezza del territorio e ripristino delle infrastrutture pubbliche e private danneggiate e a “impegnare il Governo nazionale a utilizzare per le stesse finalità anche le risorse Fsc sottratte alla Calabria (300 milioni di euro) e quelle sottratte alla gestione governativa (3,88 miliardi di euro)”.