Morsa feudale delle correnti Pd. Così in Calabria si è arenato tutto. Irto: “Ecco perché ho ritirato la candidatura. Deluso dal partito, con gli slogan non si va lontani”

Il day after della decisione di Nicola Irto di ritirarsi dalla candidatura a presidente della Regione Calabria per il Pd.

“Non è una questione di nomi, né di Nicola Irto, ma è una questione di punti programmatici e di un impegno serio sul piano nazionale per la Calabria, la regione più difficile da amministrare”. Il day after della decisione di ritirarsi dalla candidatura a presidente della Regione Calabria per il Pd, è giorno per Nicola Irto caratterizzato soprattutto da chiamate a raffica e attestati di stima.

CONFERENZA CENSIS

Il recordman di preferenze dem, nonostante i suoi solo 39 anni, si è visto, privatamente e pubblicamente, ricoperto di note stampa e messaggi di affetto da parte di personalità di spicco del Pd che gli chiedevano un dietrofront. Ma per ora Irto non cede: “Al momento la mia decisione è chiara. Non si torna indietro, ma ripeto: il punto non sono io, ma cosa vuole fare realmente il centrosinistra per la Calabria”.

Partiamo però da principio: perché questa decisione così radicale?
Quello che ho osservato nelle ultime settimane è stato un incredibile stallo politico dell’alleanza, condito da una sorta di morsa feudale delle correnti in guerra e da personalismi. Di fatto non ci sono stati passi in avanti del centrosinistra. E in questo il Pd è rimasto fermo e ingessato.

Nelle scorse settimane la sottosegretaria Dalila Nesci, del Movimento cinque stelle, aveva aperto alle primarie di coalizione. Non capita tutti i giorni sentire una tale apertura da parte dei Cinque stelle…
Certo. E non a caso io avevo aderito, avevo dato la mia disponibilità in vista di un impegno programmatico concreto per una coalizione alternativa alla destra.

E invece poi cos’è successo?
Il punto è quello: non è successo nulla. Io sono assolutamente d’accordo ad allargare la coalizione, ma in maniera sensata e sulla base di un accordo programmatico. Non si può fare uno sterile collezionismo di sigle che non serve a nulla. Altrimenti ci si ritrova nelle stesse sabbie mobili del passato, senza che alla fine i calabresi ne abbiano beneficio.

Dopo il suo dietrofront ha avuto modo di senitre il segretario del Pd, Enrico Letta?
Sì, in questi giorni l’ho sentito diverse volte e l’ho visto di persona la scorsa settimana.

È rimasto deluso dall’atteggiamento del Pd?
Beh, sono rimasto deluso dal mancato impegno sia del Pd sia del governo nazionale. Per la Calabria non occorrono solo slogan, ma un chiaro e concreto impegno sul piano nazionale.

Che mi par di capire ad oggi non c’è stato. Però ammettiamo ci dovesse essere: è ipotizzabile un suo ripensamento?
Guardi, il tema non è un mio personale ripensamento, ma l’esigenza di un impegno nazionale per la Calabria. Parliamo della regione più difficile da amministrare, il cui debito sanitario è talmente vasto che è impossibiile anche da quantificare. Qui non è una questione di un lancio di agenzia per la soluzione dei problemi, ma la necessità di passi in avanti concreti. Il centrosinistra è chiamato a una scelta, ma al di là dei personalismi e dei tatticismi.

Quale scelta?
Se vuole giocare una partita di retroguardia, o una sfida volta al futuro.

E i Cinque stelle, invece? Al di là della Nesci, non è chiaro se siano disposti ad un’alleanza strutturata col Pd o no…
Guardi, esattamente come nel resto d’Italia, i Cinque stelle continuano ad essere altalentanti. Voglio essere chiaro: io sono profondamente convinto dell’esigenza di una coalizione allargata in cui ci sia all’interno anche il Movimento. Però in modo chiaro e concreto. Finora è stato tutto confuso e incerto. Oserei dire: vuoto.

E per le altre forze politiche: c’è un confine per le alleanze oltre cui secondo lei non si può andare?
Voglio essere chiaro anche qui: non è una questione “da” questo partito “a” quest’altro. Sono i punti programmatici condivisi a stabilire il confine di un’alleanza.

Cosa crede occorra per la Calabria?
C’è necessità di una battaglia nazionale prima ancora che regionale per salvare realmente la Calabria. E questo vuol dire che i partiti a livello nazionale non possono più disinteressarsi della questione. È l’unico modo per sconfiggere una destra che in Calabria, e non solo in Calabria, si è rivelata inadatta, incompetente, dannosa.

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