Assegno unico per i figli, gara tra Pd e Iv ad accaparrarsi i meriti. Una legge che non avrebbe visto la luce senza il M5S

matteo Renzi ma.re consulting srl
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A luglio arriverà l’assegno unico per i figli – tarato sull’Isee – fino a 21 anni e fino a 250 euro al mese. Grandi grida di giubilo tra il popolo, ma anche grandi grida di giubilo tra i tanti “padri” della norma. Adesso che arrivano gli sghei sonanti c’è infatti gran corsa ad intestarsene – come da copione – il merito.

La ministra italiaviva Elena Bonetti è la più lesta ad accaparrarsi l’iniziativa dell’assegno unico anche perché lei è la ministra all’uopo deputata, Famiglia e Parità, e quindi non c’è da stupirsi che si fiondi come un falco in picchiata sulla faccenda. Lucidatasi la coda si pavoneggia manco fosse la Boldrini e dice, in qualità di ministra del focolare, che “è un giorno importante”, quando lei con la cosa c’entra ben poco se non niente.

L’unica cosa nuova che propone è di alzare l’età oltre 21 anni con una norma transitoria, cosicché anche il nonnetto garibaldino riesce ad entrarci. Non dimentichiamoci infatti che siamo in Italia, una nazione dove tutto è possibile, anche una sentenza dove si dice che si può dire il falso sull’autocertificazione perché va garantito il diritto di difesa. Quindi perché meravigliarsi del garibaldino mantenuto? Ma purtroppo per lei (la Bonetti) subito salta fuori una pletora di pretendenti al patronimico.

Infatti il Partito democratico dice che no, la Bonetti non c’entra nulla ed è lui che ha fatto la norma. Mentre Calenda rimarca – ed una volta tanto ci piglia – la ridicola corsa tra Pd i Iv per intestarsi l’iniziativa. Intanto, Matteo Renzi (nella foto) appena tornato dalle lontane terre d’oriente, fiutata l’aria populista, si iscrive tosto e ratto a parlare al Senato nella speranza di far dimenticare la vacanza nel Barhein. Nonostante Maurizio Gasparri provi a stopparlo invocando presunte regole di sicurezza per il Covid che gli imporrebbero 48 ora di quarantena. L’ex premier alla fine parla e riesce pure nell’impresa di riabilitare l’odiato Conte.

Attribuendogli, insieme a Draghi, “la forza e l’intelligenza di credere nella misura”. Mara Carfagna, ministro per il Sud di Forza Italia, per non sapere né leggere e né scrivere lancia da provata cavallerizza il cappello da una certa distanza sul tavolo da gioco: “Con l’assegno unico per i figli da 0 a 21 anni il sostegno alla maternità è finalmente uguale per tutti. Ora procediamo celermente con le infrastrutture sociali che aiutano la famiglia e, liberando il tempo delle donne, sostengono il loro diritto al lavoro”.

E in attesa di veder sorgere le “nuove infrastrutture” preconizzate ci si chiede come mai quando ci sono le tasse da mettere non si sa mai chi sia stato a fare la proposta e quando invece ci siano soldi da elargire c’è una fila con cui manco un assembramento da prima zona gialla dopo mesi di rossa può gareggiare. Ora preparate i popcorn perché ne vedremo delle belle con il fumantino senatore che sussurrava all’Arno immordacchiato da quel furbacchione di Gasparri che quando punta uno lo fa con tutto se stesso.