Pd sul punto di esplodere, la minoranza dem chiude la trattativa. Renzi sarà processato in direzione

di Stefano Iannaccone
Politica

La trattativa è in un vicolo cieco. Perché la distanza tra Matteo Renzi e la minoranza del Partito democratico è siderale. La sinistra dem non è infatti intenzionata ad accettare qualche offerta ai big, come quella a Vasco Errani, per un posto in segreteria, né la nomina di Maurizio Martina come vice unico, chiamato a fare da ponte tra la anime del partito. La questione è la collegialità nelle decisioni. Un tema su cui il presidente del Consiglio non ha modificato il proprio orientamento. Anzi. A poche ore dalla direzione nazionale (poi rinviata per il voto favorevole alla Brexit), i capigruppo di Camera e Senato non hanno saputo fornire qualche anticipazione. E si sono limitati a ripetere quanto già detto da Renzi: a loro nessuno ha detto nulla.

MALUMORI
“Non è la prima volta che accade”, spiega a La Notizia un deputato del Pd a taccuini chiusi. “Un esempio? Il No Tasi Day è stato comunicato pochi giorni prima della sua organizzazione. Molti di noi sono caduti dalle nuvole. Ma anche alcune decisioni fondamentali del Governo sono arrivate senza una consultazione”, aggiunge. La strategia del “coniglio dal cilindro”, estratto all’insaputa anche dei dirigenti, sta creando malumori. E uno spaesamento anche nella cerchia dei renziani. In un clima di tensione, in cui prima di parlare molti preferiscono attendere, il giovane deputato della sinistra Pd, , ha scritto una lettera di accusa a Renzi. Al segretario imputa  uno “stato di abbandono” del partito. Il bilancio è deficitario: “Le adesioni sono in crollo, i bilanci in rosso, le riunioni sempre meno affollate, i circoli chiusi, gli amministratori locali più soli e lo spirito di comunità è andato a farsi friggere”. L’attacco a Renzi è frontale: “Spesso è sembrato, non solo a me, che il Pd per te fosse un peso e un impiccio. Da quando tu sei il nostro partito ha raggiunto l’apice della correntizzazione. Non ci sono mai state così tante correnti e una così spietata competizione per la spartizione di potere”. Un ragionamento apprezzato pubblicamente, su Facebook, da Roberto Speranza. E in privato le confidenze raccontano uno scenario peggiore. “Il segretario ha perseguito la logica delle divisioni in maniera scientifica. E ora vuole proseguire così, mettendo da parte Orfini e puntando su Martina”, rivela un altro parlamentare.

SCONTRO
La posizione ufficiale della minoranza è quella di non fare un “processo” a Renzi. Ma sul tavolo viene messa una proposta incompatibile con la filosofia del leader dem: una “correzione di rotta”. E viene minacciato il “no” anche alla fiducia al Governo. “Non siamo più disponibili, sulle questioni sociali si deve invertire la rotta e non c’è più voto di fiducia che tenga”, ha scandito Speranza di fronte ai componenti della sua corrente. “Non siamo più disponibili a sostenere provvedimenti che aggravano le fratture sociali”, ha concluso l’ex capogruppo del Pd alla Camera. Parole che sembrano dette per arrivare alla rottura.