Pellegrini sul viale del tramonto. Sconfitta, delusa, non gareggia e perde le staffe coi tifosi. Uscita di scena pessima per un’atleta troppo viziata

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Siamo intorno al 770 avanti Cristo. A Olimpia, nell’antica Grecia. La città ancora oggi tiene vivo il ricordo di allora, con la pista, l’arena, le colonne dei templi, essenziali per i sacrifici agli dei tra una competizione e l’altra. In quella città, viva culturalmente e ricca per via delle fiorenti attività commerciali, si decise di creare un evento, che si tenesse ogni quattro anni, in cui si praticassero tutte le attività sportive allora note. Un evento talmente importante che non doveva esserci affare più impellente, evento più accattivante. Perfino le guerre, si decise, dovevano essere interrotte, con la firma di un apposito armistizio. Perchè con le Olimpiadi (così vennero chiamate) doveva esserci un solo credo: l’agonismo, quello sano, l’essere sportivi, sempre e comunque. E l’essere sportivi vuol dire gareggiare, portare in alto i propri colori, complimentandosi con chi vince, se si perde. Ecco perché quanto fatto (e detto) da Federica Pellegrini non va giù, non deve andare giù. Si perde, è lo sport. E lei ha perso. Ma il vero punto è che la Fede nazionale – che peraltro è, particolare non di poco conto, la portabandiera italiana a Rio – non ha perso in acqua. Lì può capitare. La Pellegrini ha perso fuori dall’acqua. Ha perso con il post su Instagram in cui parla di ritiro, quasi come se volesse qualcuno (i tifosi? La sua squadra? Renzi? Chi?) che le dicesse “no, dai, non farlo”. E invece sì. A questo punto, la Pellegrini deve farlo. Perché ha più dignità chi, come Tania Cagnotto, pur vincendo un meritato argento a Rio, mantiene la parola data e conferma il suo ritiro dopo questi Giochi Olimpici (o come Elisa Di Francisca, ora alle semifinali di fioretto, ma già in procinto di ritirarsi), rispetto a chi, da ragazza un po’ viziata, getta una pietra che sa di vittimismo (suo) e richiama moralismo (degli altri). Con il grande dubbio che non si sa cosa faccia domani.

LITI SOCIAL – Ma non basta. Perché dopo quel post, la Pellegrini regala altre “perle”. Decide di non scendere in acqua per i 100 metri stile libero. Eppure (diamine!) era stata prevista la sua partecipazione a quella batteria. Poi si difende da quei numerosi tifosi che le chiedevano spiegazioni (a volte anche con toni accesi, c’è da dirlo), adducendo che la reale motivazione starebbe nel fatto che non vuole stancarsi vista la vicinanza con un’altra gara, la staffetta 4×200. Tutto vero, ci mancherebbe. Sta di fatto, però, che la Pellegrini poteva immaginare già da prima questa concomitanza. Dopo la debacle ai 200 stile libero, non sarebbe stato un segnale vero, forte, concretamente sportivo, scendere ancora una volta in acqua, dare il tutto, specie perchè il capitano del team Azzurro? A maggior ragione perché così era stato deciso.

RICORDI – Quel che resta è il ricordo delle sue grandi imprese. Come il record imposto (e mai frantumato) a Pechino 2008, proprio nei 200 stile libero. Una carriera tra grandissimi alti e, purtroppo, grandissimi bassi. La Pellegrini ha sbagliato. Non in acqua. Quello può succedere. Ha sbagliato dopo. Ma è proprio lì che si vede la campionessa e la si distingue dall’atleta. Ieri Federica Pellegrini ha dimostrato di essere una grande atleta. E sempre lo sarà, viste le medaglie e i record. Ma no, non una campionessa.