Pensione anticipata addio. L’Inps fa muro sull’Ape sociale. Rigettate 7 domande su 10. Ma c’è uno spiraglio

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Si fa presto a dire che lo Stato sostiene chi vuole anticipare la pensione pur avendo perso il lavoro e i sussidi. Per queste persone il Governo ha previsto la cosiddetta Ape sociale, che si distingue dalla possibilità di anticiapre la pensione data agli altri lavoratori per il fatto che in questo caso è lo Stato e non il pensionato stesso a farsi carico del “prestito” necessario per pagare subito l’assegno in attesa che poi maturi nei tempi regolari il diritto a ricevere quanto dovuto mensilemente dall’Inps. Un bel regalo, che non costa poco alle casse dell’Istituto di previdenza, che infatti ha alzato il più possibile l’asticella per frenare la montagna di richieste arrivate nei mesi scorsi. Un argine sul quale i sindacati avevano lanciato un allarme. Utilizzando una lettura fortemente restrittiva del provvedimento, l’Inps è riuscita a respingere quasi il 70% delle domande ricevute entro il 15 luglio. Chi già sognava di andare in pensione fino a tre anni e sette mesi prima (dunque a 63 anni), sfruttando il meccanismo a carico dello Stato, è rimasto quasi sempre deluso.

Una strage – I criteri estremamenti rigidi applicati dall’Inps nel verificare il possesso dei requisiti di legge non lasciava d’altra parte molto spazio all’ottimismo. E ieri in tal senso è arrivata la certificazione dell’Istituto di previdenza guidato da Tito Boeri. Le domande rifiutate sono state nel complesso 44.306 su un totale di 66 mila: 25.895 per l’Ape sociale (65%) e 18.411 da lavoratori precoci (70%). Una strage, dunque, sulla quale il ministero del Lavoro è subito corso a mettere una prima pezza. Questi numeri – è stato comunicato dal ministero di Poletti – si riferiscono “all’esame effettuato dall’Inps prima delle nuove indicazioni”, fornite il 13 ottobre scorso dallo stesso ministero. Questo significa che l’Inps sarà richiamato a un riesame delle domande sin qui respinte. E il ministero ne “valuterà i risultati, verificandone la coerenza” con le nuove disposizioni. Che però, secondo quanto riferito dal direttore generale dell’Inps in audizione alla Camera, Gabriella Di Michele, a una prima proiezione dovrebbero consentire di accogliere solo qualche centinaio delle tante domande prima rigettate.

Più elasticità – Con le nuove regole si è aperto un piccolo spiraglio per i disoccupati con i requisiti necessari, anche se a sentire i sindacati l’Inps non ha tenuto conto di questa condizione e ha quasi sempre rigettato le domande. É bastato che il lavoratore al termine del periodo di Naspi (il sussidio di disoccupazione) abbia accettato anche un solo lavoretto di brevissimo periodo, talvolta poche ore retribuite con voucher, che si è visto revocato lo status di disoccupato e di conseguenza l’opportunità della pensione anticipata. Adesso chi si trova in questa condizione (ci sono circa 2.100 domande) potrà rientrare tra gli aventi diritto all’Ape sociale, esattamente come i 200 casi in cui i lavoratori sono stati occupati tramite voucher. Chi ha invece lavorato per almeno sei mesi – circa 4 mila domande – invece non avrà la stessa possibilità. Intanto chi non l’ha ancora fatto e possiede i requisiti, può ancora fare domanda per l’Ape sociale entro il 30 novembre.  Se la domanda sarà accolta, la pensione sarà retroattiva dal primo maggio 2017.