Per Cantone la prescrizione è una piaga da fermare. L’ex presidente dell’Anac: il processo però ha bisogno di tempi certi

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La prescrizione è una piaga. E il diritto a un processo con tempi certi non equivale al diritto a finire prosciolti per intervenuta prescrizione. Ne è convinto anche l’ex presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione e attualmente impegnato come magistrato della Corte di Cassazione, Raffaele Cantone, in audizione ieri davanti alla Commissione giustizia della Camera. Cantone ha affrontato il tema, particolarmente caldo in questi giorni considerando che lo stop alla prescrizione dopo la sentenza di primo grado scatterà dal 1 gennaio, e ha affermato che la prescrizione appunto “rappresenta un vulnus alla giustizia del nostro paese”.

“Ritenere che il tema della prescrizione si possa sottovalutare – ha detto – credo che non sia corretto. Quando ogni anno si prescrivono migliaia di procedimenti penali non si può ritenere il dato non significativo. Stiamo parlando di migliaia di procedimenti e dietro i procedimenti ci sono gli imputati, le parti offese che spesso sono quelle più danneggiate dai meccanismi della prescrizione”. Di più: “Il diritto al processo non equivale al diritto alla prescrizione”.

Allo stesso tempo il magistrato ha auspicato che si intervenga anche per garantire tempi certi del processo e ha evidenziato dei dati-shock. L’ex presidente dell’Anac ha infatti specificato che ben il 50% dei procedimenti si prescrive senza svolgere nessun tipo di attività nella fase delle indagini preliminari. Senza arrivare dunque neppure a un rinvio a giudizio. Sostanzialmente una resa da parte dello Stato nel fare giustizia.

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