Per Dombrovskis i Coronabond proposti da Conte non sono l’unica soluzione possibile. “E’ logico usare il Mes come prossima linea di difesa perché è già capitalizzato e ha già capacità di prestito”

dalla Redazione
Politica

“Gli eurobond? Siamo in costante contatto con i governi. Sappiamo che stanno preparando delle proposte e sul tavolo c’è già quella francese. La Commissione lo ha detto chiaramente: siamo aperti a ogni opzione, abbiamo bisogno di una risposta ambiziosa, coordinata ed efficace contro la crisi. Siamo pronti a facilitare questo lavoro”. E’ quanto ha detto a Repubblica il vicepresidente esecutivo della Commissione europea, Valdis Dombrovskis, parlando dei Coronabond proposti dal premier Giuseppe Conte.

Per l’ex premier lettone ci sono molte opzioni oltre i Coronabond. “Stiamo esplorando tutte le opzioni – ha detto -, i Coronabond hanno molti titoli sui giornali e c’è una controversia politica, ma ci sono molte opzioni in preparazione, sottolineo il bilancio pluriennale Ue che sarà il nostro piano Marshall, come ha detto von der Leyen, e deve essere ambizioso, con fondi in anticipo e una forte componente sugli investimenti”.

“Lavoriamo al Recovery plan – ha spiegato Dombrovskis – per far ripartire l’economia. Un suo elemento importante sarà il bilancio. Il prossimo quadro finanziario dovrà essere ambizioso e dovrà contenere una forte componente di investimenti per sostenere la ripresa. Se lavoreremo seguendo il business as usual, passerà almeno un anno prima che questi fondi siano immessi nell’economia. Non possiamo accettarlo, abbiamo bisogno di soluzioni per mettere subito in circuito il denaro”.

Per l’ex premier lettone “è logico usare il Mes come prossima linea di difesa perché è già capitalizzato e ha già capacità di prestito. Dobbiamo trovare un compromesso pragmatico, una soluzione su misura per questa crisi che ci permetta di attivarlo. Una qualche forma di condizionalità è legalmente necessaria, ma non stiamo parlando di una classica condizionalità macroeconomica”.

“Abbiamo mobilitato il 3% del Pil di denaro fresco – ha aggiunto il vice presidente della Commissione Ue – e il 16% in garanzie. Inoltre i governi continuano ad annunciare nuove misure e ad aggiornare le stime dell’impatto del virus sull’economia. Stiamo mettendo in campo diverse misure capaci di aiutare i paesi con un alto costo di finanziamento, altre sono in discussione. L’Unione e i governi sono determinati a fare il necessario per assicurare una ripresa rapida”.