Per Italia Viva la crisi non porterà nulla di buono: marginale in un altro governo o cancellata da nuove elezioni

MATTEO RENZI
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Mio nonno, che era una persona pratica, non riusciva a farsene una ragione. Per un superstite della seconda guerra mondiale, scampato ad una condanna a morte inflittagli senza processo dai fascisti, l’idea che un partito con il 13% (il Psi di Bettino Craxi) dettasse legge in una coalizione nella quale l’azionista di maggioranza (la Dc) contava più del doppio dei voti era qualcosa che faceva a cazzotti con la matematica e la democrazia che la sua generazione aveva visto smantellare un pezzo alla volta durante gli anni cupi del Ventennio.

Purtroppo – o per fortuna – si è perso il peggio che doveva ancora venire. Chissà cosa avrebbe pensato oggi che le regole al Governo pretende di dettarle un nanopartito del 3% – ma solo sulla carta – nato in provetta da un esperimento di palazzo senza passare dal concepimento naturale delle urne. Da settimane ormai, non passa giorno senza che Italia Viva – ma all’insaputa degli elettori – minacci di ritirare la fiducia al Governo Conte se non si adeguerà agli ultimatum che Renzi scandisce ormai con quotidiana perseveranza.

Un gioco pericoloso che rischia di nuocere gravemente alla salute, non solo del Paese, che si troverebbe di fronte all’alternativa tra l’ennesima accozzaglia per dare vita ad un nuovo Esecutivo purchessìa (guidato e sostenuto da chi?) e il salto nel buio di nuove elezioni nel pieno di una pandemia. Ma soprattutto a Italia Viva. Che sarebbe comunque marginale in qualsiasi altro Governo e scomparirebbe in caso di elezioni. Prospettiva che, se ragionasse come Renzi, consiglierebbe a Conte di dimettersi subito per votare domani stesso.

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