Per la Casta non c’è austerity. Ai partiti Ue una torta da 44 milioni. Sacrifici per i cittadini, vacche grasse per la politica. Assegni da 12 milioni per il Ppe e da 8,5 al Pse

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Predicare l’austerità, con lo stop al Recovery di guerra, mentre le risorse economiche piovono sulle Istituzioni europee. Senza alcuna intenzione di sforbiciare. Una dinamica che riguarda strettamente i partiti che affollano l’Europarlamento, pronti a spartirsi una ricca torta composta da circa 44 milioni di euro solo per il 2022. Un grande classico dell’Ue, che si sta ripetendo nelle ultime ore.

Sacrifici per i cittadini e vacche grasse per chi si aggira nei Palazzi. I dati parlano chiaro: per l’anno in corso sono arrivati ricchi stanziamenti per ogni gruppo politico, elargiti in base alla consistenza numerica, presente nell’Europarlamento. Certo, si tratta di fondi necessari a mandare avanti la macchina, pagare il personale e coprire le spese necessarie. Eppure la quantità delle somme non passa inosservata. Specie se poi si stringono i cordoni della borsa per i comuni mortali.

Il Partito popolare, lo European people’s party, di cui fa parte Forza Italia, è quello maggiormente rappresentato: può contare su una solida base economica di 12 milioni e 288mila euro. Niente male, nonostante ci sia un lieve calo, di 50mila euro, rispetto all’anno precedente. Eppure dalle tabelle emerge con chiarezza quanto gli importi siano lievitati nel tempo. Nel 2004 i popolari ricevevano un contributo di un milione e mezzo di euro. E ancora dieci anni fa, nel 2012, le risorse erano la metà in confronto a quelle attuali: in totale 6 milioni 482mila euro.

Non se la passano male nemmeno i socialisti, che hanno una dotazione complessiva di 8 milioni e mezzo, facendo registrare un balzo di circa 400mila in confronto all’anno scorso. Come per i popolari, anche qui c’è stata una tendenza a ricevere più fondi. Nel 2010, per dire, erano meno di 3 milioni e 400mila. Certo il Party of European socialists, in cui è presente il Partito democratico, ha visto una contrazione delle risorse, rispetto al picco del 2019, quando c’erano a disposizione, quasi 11 milioni e mezzo di euro. La destra dell’Identité et democatie parti riceverà 4 milioni e 200mila euro. Al suo interno ci sono molti degli, ormai ex, amici di Vladimir Putin.

Dalla Lega di Matteo Salvini al Rassemblement National della candidata dalla presidenza francese, Marine Le Pen. Insomma, l’Unione europea non piace molto, la vorrebbero rifare. Ma gli stanziamenti sono vabbe così come sono. Renew Europe, il raggruppamento di liberaldemocratici (all’interno ci sono Italia viva di Matteo Renzi e Azione di Carlo Calenda), può invece contare su due gambe: l’Alliance of liberals and democrats for Europe party (Alde) e l’European democratic party (Edp). Insieme raggiungono un budget di quasi 6 milioni e mezzo di euro.

Non ha molto da lamentarsi, poi, l’European Green Party, i Verdi europei. Per loro sono state garantite risorse per 4,477 milioni. Nel 2004 ricevevano appena 306mila euro. Certo, nel frattempo il loro consenso è cresciuto e oggi sono una forza importante nel Parlamento Ue. Ma i dati sul budget sono un indicatore di come l’austerità non sia proprio una priorità per le Istituzioni europee.

Dulcis in fundo, c’è l’European christian political movement, che mette insieme vari partiti conservatori di ispirazione cristiana, non proprio cruciali nella vita politica dei loro Paesi. In Italia è rappresentato dal movimento Idea, fondato dall’ex ministro berlusconiano e oggi senatore Gaetano Quagliarello. In questo caso la dotazione è più limitata, ma pure ammonta a 800mila euro. Ma il Recovery di guerra può attendere.