Re Giorgio vuole dimettersi e parla di intrighi

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di Alessandro Ciancio

«Confido che stiano per realizzarsi condizioni di maggior sicurezza, nel cambiamento, per il nostro sistema politico-costituzionale, che mi consentano di prevedere un distacco comprensibile e costruttivo dalle responsabilità che un anno fa mi risolsi ad assumere entro chiari limiti di necessità istituzionale e di sostenibilità personale». Lo ha affermato ieri il Capo dello Stato Giorgio Napolitano in una lettera aperta al direttore del Corriere della Sera. «In primo luogo – premette – sono stato e sono portato a riflettere sulla persistente, estrema resistenza, che viene dagli ambienti più disparati, all’obbligo nazionale e morale di garantire la continuità dei percorsi istituzionali e con essa primordiali interessi comuni anche attraverso avvicinamenti e collaborazioni sul piano politico, che s’impongono in via temporanea fuori delle naturali affinità e della dialettica dall’alternanza. Dal non riconoscimento di quest’obbligo di questa necessità, sono scaturite nel corso dell’ultimo anno, reazioni virulente che hanno contagiato, sorprendentemente, ambienti molto diversi». E ancora: «È stato duro procedere al compito che mi spettava divenuto davvero faticoso e ingrato, del promuovere la formazione di un governo di ampia coalizione, il solo possibile nel Parlamento uscito dalle elezioni del febbraio 2013, e nel sollecitare un programma di rilancio della crescita e dell’occupazione, e di contestuale avvio di riforme economico-sociali e istituzionali già troppo a lungo ritardate. Che questo processo si sia messo in moto e di recente decisamente accelerato senza essere bloccato da una crisi e susseguente ristrutturazione della maggioranza di governo, né più tardi dal cambiamento politico sfociato in una nuova compagine e guida governativa, mi fa considerare positivo il bilancio dell’anno trascorso». E aggiunge: «Essermi a tal fine esposto personalmente, sempre nei limiti del mio ruolo costituzionale e aver pagato allo spirito di fazione un prezzo nei consensi convenzionalmente misurabili, non mi fa dubitare della giustezza della strada seguita». Napolitano fa anche riferimento a «fatti, atteggiamenti, intrighi che hanno concorso a gettare ombre e discredito – ben al di là di ogni legittima critica e riserva- sulla mia persona e sull’istituzione che rappresento. L’essenziale è che mi sia sempre sforzato di mantenere la serenità indispensabile per fare il mio dovere».