Per risparmiare lo Stato sfrutta i giudici onorari

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di Cinzia Meoni

Il Governo può anche permettersi di rinviare le decisioni per l’accesso al concorso di magistratura. Tanto in Italia gran parte della giustizia di primo grado, alcune stime parlano addirittura del 70% circa della mole di lavoro complessiva che passa dalle aule, è gestita dai giudici onorari, ovvero magistrati non in carriera che accedono per titoli ad un ruolo in teoria temporaneo. E altri 400 “ausiliari”, scelti tra magistrati e avvocati di Stato in pensione, notai, professori e ricercatori universitari e avvocati, sono in arrivo con il cosiddetto Decreto del Fare, per smaltire gli enormi arretrati delle Corti di Appello. In tutto la magistratura onoraria è composta da 7.307 elementi rispetto agli 8286 magistrati ordinari in servizio.
L’onorarietà dell’incarico deriva da tre ragioni: l’accesso è determinato da un concorso per titoli, per i togati il concorso prevede prove scritte e orali; in teoria si esercita per un periodo limitato, ad esempio gli ausiliari potranno rimanere in carica cinque anni, e si riceve un’indennità per l’attività svolta, per gli ausiliari si parla di 200 euro per ogni provvedimento che definisce il processo, con un tetto di 20mila euro all’anno.
A ben vedere di onorario non c’è nulla. Si tratta di precari di Stato, pagati male, un vice procuratore onorario, ovvero la pubblica accusa, riceve 98 euro lordi ad udienza e a cottimo, ad un giudice di pace oltre, ad un fisso mensile di 258,23, sono riconosciuti 10,33 euro per decreto ingiuntivo, 56,81 per sentenza e 36,15 a udienza, senza alcuna tutela assicurativa su infortuni o malattia, pensione o giornate di riposo. Nel corso degli anni poi, le necessità quotidiane della giustizia, hanno stabilizzato la situazione trasformando gli incarichi onorari in impieghi a tempo pieno e fisso, dove i ruoli sono rinnovati di anno in anno. Ora i togati sono assunti a tempo indeterminato e, secondo i dati riportati recentemente da Libero, guadagnano al mese tra i 2.040 euro, 3.500 con le indennità, per i magistrati di prima nomina e i 16.700 euro portati a casa dal Presidente della Corte di Cassazione. Simili livelli di retribuzione sono riconosciuti a garanzia dell’autonomia e dell’indipendenza del terzo potere dello Stato. Ovvero per evitare che chi decide delle sorti altrui possa essere indotto in tentazione. Già, peccato però che la gran parte della giustizia passi dalle mani di magistrati onorari che non arrivano neppure alla retribuzione mensile riconosciuta agli ex uditori giudiziari.