Perfida concorrenza della Germania. La patria del Dieselgate fa la morale sulle emissioni della Fiat

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Sembra quasi che a Berlino non vedessero l’ora di attaccare l’Italia sul Dieselgate. Quello stesso scandalo, cioè, che mesi fa ha a dir poco messo alle strette la Germania e una delle sue più importanti case automobilistiche, la Volkswagen. Di sicuro, dopo il week end non certo morbido, il Governo tedesco non ha mollato la presa su Fiat Chrysler, tornando a chiedere il pugno duro sui veicoli della casa italo-americana guidata da Sergio Marchionne. Il tutto, naturalmente, dopo che gli Usa hanno accusato il Lingotto di esser fuori dalle regole.

I modelli – Ieri è venuto fuori che Fiat 500, Doblò e Jeep-Renegade sono i modelli Fca per i quali il ministero dei Trasporti tedesco chiede all’Ue che sia garantito il richiamo, in considerazione delle presunte violazioni sulle emissioni. A tornare sulla vicenda è stato il portavoce del ministero, in conferenza stampa a Berlino. Qui è stato fatto il punto sulla polemica del fine settimana, scoppiata perché in un’intervista il ministro Alexander Dobrindt ha chiesto garanzie dall’Ue circa il richiamo delle vetture, generando la reazione del ministro Carlo Calenda (“Pensino a Volkswagen”) e di altri esponenti dell’esecutivo italiano. Berlino se l’è presa anche in generale con l’Italia. “Al giorno d’oggi non ci sono prese di posizione e risposte dall’Italia alle richieste delle istituzioni europee sui risultati dell’inchiesta degli enti tedeschi sulle violazioni in materia di emissioni delle auto Fca”, ha detto il portavoce del ministro dei Trasporti. “Quando dopo più mesi non ci sono reazioni, né alle nostre domande né a quelle dell’Ue, questo non rende certo felici”, ha concluso.

Gli sviluppi – La Commissione europea si è accodata ai tedeschi. “Abbiamo ripetutamente chiesto all’Italia di presentarci al più presto risposte convincenti”, ha spiegato il portavoce per l’Industria Lucia Caudet: “Il tempo si sta esaurendo, perché vogliamo concludere le discussioni sulla conformità della Fiat a breve”. In mancanza di una risposta italiana nell’ambito del processo di mediazione con la Germania, Bruxelles potrebbe intraprendere azioni, che potenzialmente includono anche la procedura di infrazione, spiegano fonti della Commissione. Nell’agone è tornato allora il ministro dei Trasporti, Graziano Delrio. “I tedeschi hanno detto che, tra i dispositivi legali, ci sono alcuni componenti anomali, ma noi abbiamo detto che non è così”, ha spiegato al termine dell’incontro con i sindacati di Alitalia che si è tenuto ieri al ministero per lo Sviluppo economico.

La difesa – Delrio ha sottolineato che “sono le autorità di omologazione di ogni Stato che decidono se un dispositivo è lecito o no”, quindi, “come noi non abbiamo detto niente su Volkswagen, dobbiamo esigere” il rispetto di tale regola. “Siccome noi abbiamo rispettato loro”, ha aggiunto, “loro devono rispettare noi”. In serata il Mit ha precisato poi in una nota che “l’Italia sta lealmente collaborando per gli incontri alla commissione di mediazione Ue su Fiat 500 X. Non è stato disdetto alcun appuntamento. Dai test sulle emissioni sui veicoli Fca, compresa la Fiat 500 X, i veicoli risultano conformi”. E ancora: “Non risulta che la Commissione europea abbia verifiche proprie che confermino i test tedeschi sui veicoli Fca”. Anche il nostro ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, è intervenuto via Twitter: “Su emissioni auto l’Italia non accetta lezioni: “Rigore e trasparenza a partire da caso Volkswagen, impegno Ue è test su strada in 2017”.

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di Gaetano Pedullà

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