Pete Hegseth, il segretario della guerra che bombarda l’Iran in nome di Dio

Ex conduttore Fox News, tatuaggi crociati e "Deus vult": chi è Pete Hegseth, l'uomo che comanda l'arsenale americano sulla guerra in Iran

Pete Hegseth, il segretario della guerra che bombarda l’Iran in nome di Dio

Cinque croci medievali tatuate sul petto, una spada con l’iscrizione latina Deus vult sull’avambraccio, e il podio del Pentagono come pulpito. Pete Hegseth, 45 anni, ex conduttore mattutino di Fox News, comanda oggi il più potente arsenale militare della storia. Il 4 marzo 2026, con cravatta e pochette rosso-bianco-blu, si è presentato ai giornalisti dichiarando: «Morte e distruzione dal cielo tutto il giorno. Li stiamo colpendo mentre sono a terra, ed è esattamente così che deve essere». Avrebbe dovuto essere una conferenza stampa e invece era il monologo di un presentatore che aveva trovato, finalmente, un copione all’altezza della sua retorica: bombardare l’Iran.

All’audizione di conferma al Senato erano emerse accuse di aver bevuto in servizio, denunce di aggressione sessuale, la gestione disastrosa di due no-profit di veterani, nessuna esperienza per il ruolo. Il Senato si è spaccato 50-50. Ha votato JD Vance.

Deus vult

La biografia di Hegseth non è una sequenza casuale. A Princeton ha diretto il Princeton Tory come palco per le culture war su femminismo e diritti LGBTQ. Poi la Guardia nazionale, Guantánamo, Iraq, Afghanistan. In un libro ha ammesso di aver ordinato ai soldati di ignorare le regole di ingaggio su quando fosse lecito uccidere. Nel 2016 ha lasciato il Concerned Veterans for America tra accuse di irregolarità. Nel 2018 sua madre Penelope gli ha scritto: «Sei un abusatore di donne. È la brutta verità».

Nel 2020, in American Crusade, ha scritto che bisogna «ringraziare un crociato» per la civiltà occidentale. Ha aderito alla sphere sovereignty, derivata dal ricostruzionismo cristiano, con le sue strutture familiari rigidamente patriarcali. Il pastore Doug Wilson, co-fondatore della sua denominazione, sostiene una visione teocratica. Wilson ha tenuto un servizio di preghiera al Pentagono su invito di Hegseth.

Janessa Goldbeck, veterana dei Marines e direttrice del Vet Voice Foundation, lo ha definito «una persona molto pericolosa»: dispone dell’arsenale americano e di un lasciapassare da Trump «per dispiegare la carneficina ovunque voglia». Robert P. Jones, presidente del Public Religion Research Institute di Washington, ha chiarito che l’orientamento di Hegseth non è episodico: «Non è solo una glorificazione della violenza. È una glorificazione della violenza in nome del Cristianesimo e della civiltà». La Military Religious Freedom Foundation ha ricevuto oltre 200 segnalazioni da militari su retoriche dei «tempi finali» biblici usate nei ranghi per giustificare la guerra.

La scuola di Minab

Il 28 febbraio 2026, primo giorno dell’Operazione Epic Fury in Iran, la scuola elementare femminile Shajareh Tayyebehdi Minab è stata colpita durante le lezioni. Secondo i media iraniani le vittime sono tra 168 e 180, bambine dai 7 ai 12 anni. Cbs News ha geolocalizzato la scuola nell’area di un attacco su una base navale adiacente tramite immagini satellitari di Planet Labs. Investigatori militari Usa hanno riferito a Reuters di ritenere «probabile» la responsabilità americana, conclusione condivisa da New York Times, Cbc e Npr. L’Unesco ha denunciato «una grave violazione del diritto umanitario». Il Segretario Generale dell’ONU António Guterres ha condannato lo strike.

Il 4 marzo Hegseth ha risposto: «Stiamo indagando. Ovviamente non prendiamo mai di mira obiettivi civili». Trump, dall’Air Force One, ha addossato senza prove la responsabilità agli iraniani stessi. Brett Bruen, già direttore per il global engagement nell’amministrazione Obama, ha osservato che Hegseth è «inadatto al tipo di rassicurazione e strategia che americani e alleati devono sentire dal Pentagono». Chi ha costruito per anni un’estetica ipermascolina per compiacere Trump si ritrova a gestire una crisi che richiederebbe sfumatura e visione. Preferisce promettere: «Se pensate di aver visto qualcosa, aspettate». La guerra ha il suo volto. Non è solo quello di Trump.