Petrolio, gas, euro e spie. Così torna la Guerra fredda

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di Fabrizio Di Ernesto

La decisione di Obama della scorsa settimana di annullare il vertice a due con Putin ha di fatto riaperto le ostilità tra Usa e Russia. Molti analisti e commentatori sono tornati a parlare di Guerra fredda addossando tutte le responsabilità al caso Snowden, ed alla decisione di Mosca di proteggere e non rimandare a Washington l’ex analista dell’Nsa, ma in realtà i motivi di attrito tra i due Paesi sono molti ed hanno origini di natura economica.
In primis c’è la questione petrolifera. Mosca, approfittando del nuovo corso della regione indio latina, sta creando rapporti sempre più intensi con il Venezuela, la Bolivia, e l’Ecuador dove in cambio di investimenti infrastrutturali ottiene petrolio che fino a pochi anni fa era a totale appannaggio, o quasi, degli Usa. L’influenza russa in America latina si fa sempre più concreta, tanto che negli ultimi tempi Mosca è riuscita è portare a casa anche il petrolio messicano in cambio di gas liquefatto, entrando in un mercato prima esclusivamente statunitense, senza dimenticare che il primo partner commerciale di Putin nella regione è il Brasile, che prima con Lula ed ora con Dilma Rousseff sta cercando sempre di più di emanciparsi dagli Usa e continua a guardare con interesse ai possibili affari da stringere non solo con Mosca, ma anche con Pechino, Nuova Delhi e tutti quei paesi che scopertisi ricchi dall’oggi al domani sono disposti a portare i loro soldi e le loro conoscenze nel colosso sudamerciano, anche considerando le grandi opportunità offerte da Mondiali e Olimpiadi.

Dall’America all’Europa
Non solo dollari a dividere i due paesi visto che la partita si gioca anche nel Vecchio continente. La Russia è da anni impegnata nei progetti per i gasdotti South stream e North stream, destinati a collegare in modo ancora più stretto Mosca con i Paesi europei. Una volta portati a termine i progetti ed entrati a regime l’Europa si ritroverà totalmente dipendete dal gas russo, una prospettiva che Washington sta tentando in tutti i modi di scongiurare.

Il bacino mediorientale
La sfida si gioca anche in Medio oriente, in particolare riguardo a Siria e Iran. Fino ad oggi Putin ha sempre evitato che gli Usa intervenissero militarmente contro Assad opponendosi in sede Onu. Influenza russa in crescita anche a Teheran che, costantemente sotto attacco mediatico da parte statunitense, ha trovato in Mosca un valido alleato politico e commerciale, anche per contrastare le sanzioni internazionali, ed ora la Russia potrebbe investire nella costruzione di nuovi reattori. Senza considerare poi i risvolti provocati dal nuovo golpe in Egitto. Se Mubarack per anni era stato un pilastro dell’egemonia statunitense nel bacino nord africano, anche grazie agli aiuti economici e militari garantiti da Washington, ora il colpo di Stato operato dai militari sembra aver rimesso tutto in discussione. Per prima cosa l’amministrazione Obama ha annunciato la sospensione del programma militare che prevedeva l’invio al Cairo di vari mezzi, mettendo a rischio anche la possibilità di sospendere gli aiuti economici; subito la Russia si è inserita tra le due parti promettendo aiuti economici ai golpisti provando così a inserirsi prepotentemente in quell’area. Come si comprende bene dal quadro tratteggiato sopra la questione legata all’ex analista dell’Nsa rappresenta solo la punta di un iceberg che sta riportando i due paesi quasi ai tempi della Guerra fredda. All’epoca a dividere i due giganti erano differenze idologiche e sopratutto la volontà di entrambe di dominare politicamente, oggi nel pieno dell’era della globalizzazione a far rinascere la rivalità sono motivi economici ,con gli Usa che appaiono sempre più vulnerabli di fronte ad una Russiache grazie al gas sta quasi comprando molti alleati.