Pezeshkian dal palco dell’Onu si rivolge direttamente a Trump: “L’Iran vittima di terrorismo”. La delegazione Usa lascia l’aula. Intanto gli Houthi minacciano tutti

Pezeshkian risponde al discorso di Trump. E sul nucleare attacca: "Le bombe atomiche sono nelle mani del regime israeliano, eppure si chiede agli ispettori di recarsi in Iran"

Pezeshkian dal palco dell’Onu si rivolge direttamente a Trump: “L’Iran vittima di terrorismo”. La delegazione Usa lascia l’aula. Intanto gli Houthi minacciano tutti

Un discorso che è stata una risposta diretta, punto per punto, a quello pronunciato il giorno prima da Donald Trump. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian è salito sul podio dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York e ha attaccato direttamente Washington. “Avevo preparato un discorso da esporvi; ieri il presidente degli Stati Uniti ci ha definiti terroristi. Noi siamo stati vittime del terrorismo”, ha esordito Pezeshkian. Nel frattempo la delegazione Usa ha lasciato l’aula, gesto speculare a quello compiuto 24 ore prima dagli iraniani durante l’intervento di Trump.

Iran vittima del terrorismo Usa e

Il presidente iraniano ha quindi mostrato all’assemblea le fotografie della guida suprema uccisa e dei bambini morti nel bombardamento di una scuola a Minab, accusando gli Stati Uniti di violare il diritto internazionale: “Vengo da un Iran dove la guida suprema è stata assassinata senza alcuna base legale né motivo, vengo da un Iran dove hanno bombardato una scuola” all’inizio del recente conflitto.

Sul fronte nucleare, Pezeshkian ha ribadito la linea ufficiale di Teheran, rivendicando il diritto all’energia atomica per usi civili e respingendo ogni accusa di ambizioni militari: “Abbiamo bisogno di energia nucleare, non della bomba nucleare. Non chiniamo la testa e non rinunciamo a un diritto che è chiaramente un nostro diritto. Diciamo chiaramente: niente armi nucleari, niente limiti a tecnologia nucleare pacifica”.

Il doppio standard per Israele

E ha rovesciato l’accusa contro Israele, denunciando quello che ha definito un doppio standard: “Le bombe atomiche e nucleari sono nelle mani del regime israeliano, eppure si chiede agli ispettori di recarsi in Iran. Israele ha massacrato brutalmente oltre 70mila innocenti a Gaza; l’Iran, invece, è stato bombardato proprio mentre sedeva al tavolo dei negoziati. Israele possiede le bombe, possiede armi di distruzione di massa. Non ha aderito al Trattato di non proliferazione nucleare. Nel corso della sua vergognosa storia, non ha mai consentito una sola ispezione. Eppure viene ricompensato fornendogli tutti i mezzi necessari per bombardare a piacimento qualsiasi capitale della regione. Israele uccide, ma è l’Iran a subire le sanzioni”.

Quindi Pezeshkian ha affrontato direttamente Trump, promettendo che le pressioni statunitensi non piegheranno il suo Paese: “Il signor Trump e coloro che tentano di intimidirci devono capire che siamo pronti al dialogo, alla diplomazia e ai negoziati, ma senza accettare il linguaggio della forza”.

“Signor Trump, non chineremo mai la testa”

E ancora, con toni più netti: “La resistenza del popolo iraniano non farà che rafforzarsi di fronte alle sanzioni, all’inasprimento delle pressioni e alle crescenti prepotenze. Non chineremo mai la testa né ci inginocchieremo. Per difendere il nostro Paese non chiediamo il permesso o l’autorizzazione di nessuno”.

Non sono mancati, comunque, passaggi rivolti alla comunità internazionale nel segno della distensione: “Non dobbiamo permettere che il 21° secolo regredisca a un’epoca dominata soltanto dai potenti, dalle potenze prevaricatrici e dagli egemoni. Non dobbiamo costruire un mondo in cui la forza militare sostituisca la legittimità, il terrorismo prenda il posto della politica e dei negoziati, e la guerra soppianti il dialogo e la diplomazia. L’Iran tende la mano al mondo”.

Pezeshkian ha infine accusato Washington di ostacolare l’accesso di Teheran alle vie d’acqua internazionali, avvertendo che l’Iran non permetterà che queste siano utilizzate per attacchi contro il proprio territorio.

Intanto gli Houthi avvertono gli Usa: “Non aiutate l’Arabia Saudita o sarà guerra”

E, mentre il presidente iraniano parlava a New York, a migliaia di chilometri di distanza la tensione nel Mar Rosso saliva di un altro grado. Il consigliere militare degli Houthi, Abed Mohammed al-Thawr, ha avvertito che un intervento americano nello stretto di Bab el-Mandeb sarebbe considerato dal gruppo yemenita una “linea rossa”: “Se gli Stati Uniti osassero sostenere l’Arabia Saudita con raid o appoggio aereo, considereremmo come obiettivi tutti gli interessi americani nella regione”.

Un avvertimento che si aggiunge al fronte già aperto tra Teheran e Washington, e che conferma quanto l’intera area del Golfo resti sull’orlo di una nuova escalation, nonostante le parole di distensione pronunciate all’Onu.