Piange il telefono. Bonafede toglie il bavaglio alle intercettazioni. Ma è rischio far west

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Non è ancora nata e già muore la legge del governo Renzi sulle intercettazioni. A stoppare tutto è il ministro M5S della Giustizia, Alfonso Bonafede, confermando un epilogo annunciato in anni di battaglie dai banchi dell’opposizione contro questo tentativo neanche tanto ben riuscito di fermare il Far West delle telefonate pubblicate indiscriminatamente sui giornali. L’occasione per la retromarcia è stato ieri un convegno del Csm, a Roma, dove il Guardasigilli ha fatto anche un’apertura sorprendente sui piccoli tribunali chiusi per i tagli alla spesa. Strutture sulle quali non è stato preso nessun impegno preciso, ma per la prima volta c’è disponibilità a valutare la riapertura di alcune sedi in aree a particolare intensità criminale.

Clima di collaborazione – Al centro dell’attenzione dei magistrati è rimasta però la legge sulle intercettazioni che, ricordiamo, dovrebbe entrare il 12 luglio prossimo. Data prima della quale arriverà l’ordine di fermare tutto. Nonostante l’approvazione nella scorsa legislatura in Parlamento e l’adesione convinta di molte toghe, la soluzione prevista dalla legge per dividere cosa è pubblicabile e cosa no resta molto osteggiata e controversa. Secondo la norma che tuttora viene definita “bavaglio” spetta alla polizia giudiziaria già al momento della prima selezione delle conversazioni giudicare cosa c’è di rilevanti e pubblicabile, ordinando cosa può essere trascritto, sotterrando tutto il resto in un armadio riservato, dove si può annotare solo ora e data delle telefonate registrate. Un compito che secondo una visione più restrittiva va affidato a un magistrato mentre dal fronte dei giornalisti si chiede invece la possibilità di pubblicare le conversazioni senza alcun filtro. Ora la soluzione apparentemente salomonica adottata dall’allora ministro Andrea Orlando sarà fermata, anche in nome di quel cambiamento che è la cifra dell’intero nuovo governo, e che oggi appare più facile grazie a un clima di reciproca fiducia tra politica e magistratura che in Italia mancava da decenni. Essere il Governo del cambiamento non significa però cancellare quanto di buono è stato fatto in passato. Perciò il ministro della Giustizia ha parlato di collaborazione e ascolto. Come nel caso delle sedi minori chiuse per carenza di fondi, sulle quali si discuterà a un tavolo tecnico per valutare alcune possibili riaperture. Qui il problema di fondo restano però le risorse. Bonafede ha informato i magistrati di aver già iniziato a chiedere soldi al Governo, per chiudere situazioni insostenibili, a cominciare dal tribunale di Bari finito in una tendopoli.