PiangeRai, finita la grande abbuffata

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di Marco Castoro

Viale Mazzini è un pachiderma che si muove in una vasca da bagno. E che spende in profumi e deodoranti cifre che affogano il bilancio familiare. Tutta colpa dei partiti. Per anni e anni alla Rai sono entrati moltissimi dipendenti lottizzati dai politici. Manager, consulenti, giornalisti, conduttori. Per di più pagati con super ingaggi per tenere fede al mercato e alla concorrenza della tv commerciale. Nel nome degli ascolti si sono svuotate le casse e il passivo si è colorato di rosso. Anche per la cattiva gestione di un management che non ha mai fatto una politica votata al risparmio. Ma finché la crisi non ti azzanna alla gola nessuno ti chiede di invertire la rotta. Poi arriva un premier che non si vergogna a chiedere sacrifici anche ai dipendenti Rai. Sfidando vecchie logiche di partiti e sindacati. Una decisione nazional popolare che gli fa lievitare i consensi fuori.

Via i partiti dalla Rai
È la frase più gettonata. Negli ultimi anni, un po’ tutti, l’hanno pronunciata. A cominciare dai capi di governo. Con una mano si condannava la lottizzazione. Con l’altra invece si dava l’ok a nuove assunzioni. La regola da rispettare era: 3 democristiani, 2 socialisti, 1 comunista e 1 bravo. Oppure quella del pentapartito con 5 dc, 3 psi, 2 pli-pri, 1 pci e uno bravo. In pratica una sola era l’assunzione per meriti, nelle altre erano compresi i lottizzati che poi finivano per fare gli imboscati o i controllori delle notizie dei rispettivi referenti politici, portandosi a casa lo stipendio. Non a caso i corsi per giornalisti Rai sono spariti. E professionisti bravi come Paolo Frajese, Bruno Vespa e Piero Angela non si sono più visti. Con la seconda repubblica l’equazione è cambiata con Pdl, Pd, Udc e Lega che hanno sostituito i vecchi partiti spazzati via da Tangentopoli. Gli organici si sono riempiti a dismisura di raccomandati che hanno scavalcato le graduatorie di merito. E tutti, anche quelli bravi, per sperare di ottenere un contratto hanno cercato l’appoggio politico. Alla fine si è arrivati a oltre 12 mila dipendenti (a Mediaset sono 6 mila e a Sky 4 mila), di cui 1.700 giornalisti, 40 mila tra collaboratori e consulenti, 21 sedi regionali, 13 canali tv e 5 radio. Per non parlare delle società controllate e della concessionaria di pubblicità (l’ex Sipra che possiede sette sedi). Poi ci sono Rai Way e Rai World, delle quali si sono occupate le commissioni Finanze e Bilancio del Senato. Per la prima c’è stato l’ok alla cessione delle quote (verrà venduto il 40%). Per la seconda è stato cancellato l’obbligo di mantenerla. Quindi verrà chiusa o venduta.

Una struttura elefante
Sarà pure la tv di Stato, ma oltre ad avere in esclusiva la concessione del servizio pubblico, la struttura Rai è ingrassata e i risultati non giustificano organici così numerosi. Le concorrenti Mediaset e Sky sono molto più snelle. Pagano in media stipendi più bassi, lavorano su altri ritmi e spesso vincono la sfida sul programma o sulla notizia. Nonché sulla pubblicità. Il Tg1 vanta un organico doppio rispetto al Tg5. Direttori e vicedirettori dei tiggì sono scelti in base alle aree politiche. Pure Tg2 e Tg3 hanno organici superiori al Tg5. Nei tre tiggì Rai ci sono più di 360 giornalisti con la bellezza di 15 vicedirettori (5 per testata). Ai quali vanno aggiunti gli oltre 650 della Tgr e quelli di Rainews. Senza contare il giornale radio, i corrispondenti esteri e via cantando. Il costo medio di ciascun dipendente della Rai è intorno ai 90 mila euro l’anno (superiore a quello di Mediaset e quasi il doppio rispetto a Sky). Inoltre Viale Mazzini continua ad affidare servizi e riprese a server esterni. Non ha investito nelle fly, i furgoncini snelli che fanno volare Sky e Mediaset sulle notizie. Quando non si affida alle troupe esterne si muove con i giurassici camion-regia. Già nel 2010 Sky aveva superato in fatturato la Rai, grazie anche ai costi inferiori di dirigenti e direttori. E pure siamo nel mondo dei privati. Discorso diverso a Mediaset dove il management di Cologno vola su tetti più alti paragonabili ai conduttori star di Viale Mazzini che superano il milione (Fabio Fazio, Bruno Vespa, Antonella Clerici e Carlo Conti). In Rai sono pesanti anche i contratti di Gubitosi (660 mila), Minzolini (550) e Floris (450). Ma anche di Lorenza Lei, Antonio Marano, Mario Orfeo, Giancarlo Leone. Cifre che ogni anno fanno venire le vertigini al bilancio aziendale. Nel 2010 il ci fu un passivo record di 98 milioni. Ma il 2014 rischia di essere ancora peggiore. Il ritocco sull’importo del canone ha portato in cassa 20 milioni.

 

Spese pazze tra gettoni d’oro e pulizie di Maurizio Grosso

 

Nei meandri delle forniture della Rai, documentate a più riprese da La Notizia, si annidano spese di ogni sorta. Si pensi al contratto di fornitura “del sistema integrato per la produzione di RaiNews24”, la testata diretta da Monica Maggioni. A tal proposito l’azienda di viale Mazzini, guidata dal direttore generale Luigi Gubitosi, ha messo sul piatto fino a 10 milioni di euro per trovare un’azienda disposta a offrire il servizio. Il tutto in un apposito bando di gara predisposto dal gruppo qualche tempo fa. E che dire della fornitura di gettoni d’oro? Servono a “remunerare” i vincitori dei tradizionali giochi a premio della Rai. Ebbene, tempo fa la Rai per dotarsi dei gettoni ha staccato un assegno da 29 milioni di euro a beneficio del Poligrafico dello Stato. E poi c’è l’annosa questione delle sedi territoriali. Non più di qualche mese fa l’azienda ha predisposto i documenti di un bando quadriennale che vale la bellezza di 35 milioni e 648 mila euro. A cosa serviranno? Semplice, alla pulizia delle sedi di Roma, Milano, Napoli e Torino. Per la manutenzione edile degli uffici delle quattro città in questione, per esempio, un altro bando di gara della Rai prevede una spesa triennale di 9 milioni e 590 mila euro. Solo a Roma, per fare un esempio, il servizio dovrà coprire un elenco di 36 immobili. Tutti necessari? Per non parlare della manutenzione degli impianti di riscaldamento e condizionamento delle medesime sedi: in questo caso viene messo in preventivo un costo (anche qui triennale) di 12 milioni e 799 mila euro.
Mar.