Il Piano vaccinale è da rifare. Ed è tutta colpa di Draghi. Ora si teme che anche con l’Ok dell’Ema al farmaco di Astrazeneca in molti rifiuteranno comunque di farselo inoculare

Il Piano vaccinale è da rifare. Ed è tutta colpa di Draghi
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Silvio Garattini, farmacologo di fama internazionale e fondatore dell’Istituto Mario Negri, lancia una provocazione: “Sarebbe importantissimo se le autorità, come il ministro della Salute Roberto Speranza, il premier Mario Draghi o il presidente dell’Aifa si vaccinassero con AstraZeneca: sarebbe un gesto convincente per la popolazione”. Garattini ha poi fatto notare come già ad aprile aveva consigliato di produrre il vaccino in Italia o almeno prenotarlo subito (lo hanno fatto solo ad agosto), cose che non sono avvenute.

In effetti, dopo il disastro comunicativo sul vaccino AstraZeneca (leggi l’articolo), ci vorrebbe un’azione eclatante per uscirne fuori. Ricordiamo che il pasticcio è stato fatto perché l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha detto che non c’erano problemi e il giorno dopo il duo Draghi-Speranza lo ha bloccato (qui la nota dell’Agenzia del farmaco) provocando un danno pressoché irreparabile presso l’opinione pubblica che già aveva dubbi. Ed ora il Piano vaccini del generale Figliuolo, presentato come la panacea di tutti i mali, rischia seriamente di saltare.

L’Aifa è un ente vigilato dal ministero della Salute, quindi dallo stesso Speranza che ancora una volta si è mostrato impacciato e maldestro: la decisione del Governo ha, di fatto, sconfessato la posizione dell’Agenzia. E non è la prima volta che il ministero della Salute si rende protagonista di casi simili. Ricordiamo anche che Walter Riccardi, il suo consulente, ha sempre detto l’esatto contrario di quello che diceva il Cts.

Per non parlare poi del caso del piano anti-pandemia non aggiornato e con il tentativo di taroccare la data, come svelato dalla trasmissione Report. Ora che il dentifricio è uscito dal tubetto è un po’ difficile farcelo rientrare, ma veramente l’unica carta rimasta per fare ripartire il piano vaccinale è quella della vaccinazione in diretta. Solo così si potrebbe tentare di convincere i milioni di italiani presi dal panico, per quanto scientificamente ingiustificato, dopo quello che è successo.

Perché è chiaro che da questa pandemia si uscirà solo con un massiccio e mondiale piano di vaccinazioni che dovrebbero essere obbligatorie per motivi di superiore sanità pubblica. Altrimenti questa situazione miserevole di apri e chiudi a fisarmonica durerà per anni. Di certo, né il premier Draghi né il ministro Speranza escono bene da questa vicenda. Fortuna – o sfortuna, a seconda dei punti di vista – è che a Palazzo Chigi ci sia Supermario e non un Giuseppe Conte qualsiasi.

Che giornaloni e Tv non avrebbero esitato a crocifiggere rinfacciandogli il clamoroso passo falso. Ancora più grave non solo per il nostro Paese dove il numero dei morti, sia in assoluto che in rapporto alla popolazione, è del tutto spropositato (siamo nelle primissime posizioni mondiali). Ma anche per il ministro Speranza che, con due governi nella stessa legislatura e un anno di pandemia alle spalle, non può permettersi simili inciampi. Ma una riflessione, dovrebbe farla anche Nicola Magrini, direttore dell’Aifa. Se il giorno prima dice agli italiani in Tv che “tutto va bene madama la marchesa” e poi il giorno dopo il suo ministro blocca tutto, qualche problema almeno a livello comunicativo c’è.

Ma torniamo alla vicenda. Oltre che a Draghi (leggi l’articolo) e Speranza, sarebbe un bel segnale se l’intero Governo si facesse inoculare una bella fiala di AstraZeneca a favore di telecamere. Intanto sarebbero pure contenti, visto che c’è una lettera di 40 senatori che stanno cercando di saltare la fila e farsi vaccinare prima degli altri. Per quanto riguarda Draghi poi, dovrebbe cercare di liberarsi dal riflesso condizionato di guardare sempre gli altri, da Berlino a Parigi. E poi agire come loro.

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di Gaetano Pedullà

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