Pirelli trascina in tribunale il colosso informatico cinese Huawei. Tutta colpa di uno smartphone e di un logo che richiamava quello della Bicocca

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di Stefano Sansonetti

Tutto per colpa di una “P”. Il modo in cui era disegnata ha fatto innervosire non poco la Pirelli, che ha trascinato in tribunale nientemeno che il colosso informatico cinese Huawei. Per ora il gruppo guidato da Marco Tronchetti Provera ha vinto un primo round. Ma non è escluso che possano essercene altri. Certo un elemento di curiosità è già in grado di emergere: proprio nel momento in cui è in moto il processo che porterà i cinesi di ChemChina a diventarne azionisti di riferimento, Pirelli ha avviato un procedimento nei confronti di un altro colosso cinese, diverso ma altrettanto importante come Huawei. Ma cosa è successo esattamente?

LA QUESTIONE
L’azienda informatica, ormai da anni presente sul mercato italiano, ha lanciato una campagna pubblicitaria su vasta scala per promuovere il suo nuovo smartphone, il P8. Pirelli ha però contestato il modo in cui in alcuni frangenti era disegnata la “P”, a tal punto allungata da renderla troppo simile alla classica “P” allungata di Pirelli, non solo quella che contraddistingue il settore pneumatici, ma anche quella relativa alla linea di abbigliamento. Lo scorso 13 luglio il tribunale di Torino ha emesso un’ordinanza con la quale per prima cosa “inibisce a Huawei Technologies Italia srl qualsiasi utilizzo del segno P lunga 8 per contrassegnare i propri prodotti o le confezioni degli stessi, nonché per promuovere o pubblicizzare tali prodotti”. In più “inibisce ogni ulteriore attività di commercializzazione dei prodotti già realizzati recanti il medesimo segno P lunga 8”. Da qui le sanzioni a carico del gruppo cinese: 10 mila euro per ogni giorno di ritardo nell’esecuzione del provvedimento e 5 mila euro per ogni violazione dell’inibitoria che dovesse essere successivamente accertata. In più è scattato il sequestro del materiale pubblicitario ancora recante il segno P lunga 8.

GLI SVILUPPI
Tutto finito, quindi? Non proprio. “Quello del Tribunale di Torino è un provvedimento cautelare”, hanno tenuto a precisare a La Notizia Michele Franzosi e Ottavia Raffaelli, legali di Pirelli, in quali hanno subito dopo precisato che si è trattato di “una cognizione sommaria per bloccare la campagna pubblicitaria di Huawei”. Ad ogni buon conto il gruppo guidato da Tronchetti Provera ha archiviato a suo favore il primo round. Naturalmente Huawei potrebbe volersi opporre all’ordinanza. E a seconda degli sviluppi potrebbe incardinarsi una causa più ampia. Si vedrà.

Twitter: @SSansonetti

 

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