Pnrr in ritardo, l’analisi di OpenPolis basata sulla relazione della Corte dei Conti: il 90% dei fondi analizzati è ancora nei cantieri

Pnrr, concluso il 28,9% delle opere ma speso solo il 4,2% delle risorse: i grandi interventi restano in esecuzione.

Pnrr in ritardo, l’analisi di OpenPolis basata sulla relazione della Corte dei Conti: il 90% dei fondi analizzati è ancora nei cantieri

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza, qualcosa come oltre 190 miliardi tra fondi europei e cofinanziamenti, entra nell’ultimo tratto prima della scadenza formale del 2026 con un dato che pesa più delle conferenze stampa. Le opere pubbliche finanziate con il Pnrr, quelle che dovrebbero tradurre le missioni in scuole, infrastrutture, reti idriche, trasporti e rigenerazione urbana, risultano in larga parte ancora nei cantieri. Per mesi l’esecutivo ha insistito sul numero complessivo dei progetti chiusi, parlando di centinaia di migliaia di interventi completati. L’analisi di Openpolis, basata sull’ultima relazione della Corte dei conti (dicembre 2025), mostra che il nodo riguarda il valore economico degli interventi rimasti indietro e la loro complessità tecnica.

La magistratura contabile ha esaminato circa 19.200 opere pubbliche, un campione che copre oltre l’80% dei progetti e il 90% delle risorse destinate alle opere. A ottobre 2025 risultano conclusi 5.546 interventi. In termini numerici sono il 28,9% del panel. In termini finanziari valgono appena il 4,2% degli oltre 86 miliardi considerati, circa 3,6 miliardi. I lavori ancora in esecuzione assorbono quasi 78 miliardi, pari all’89,8% delle risorse analizzate. È qui che si concentra la parte decisiva del piano.

Il divario tra quantità e valore spiega la distanza tra la narrazione politica e lo stato effettivo di avanzamento. Le opere chiuse finora hanno un importo medio di 700mila euro, in crescita rispetto ai 450mila di gennaio. Quelle già aggiudicate hanno un valore medio di 4,5 milioni di euro. Significa che la stagione dei cantieri più onerosi sta entrando adesso nella fase esecutiva, con un impatto inevitabile sui tempi medi di realizzazione.

Pnrr, tempi che si allungano

Tra gennaio e ottobre 2025 la quota di opere collaudate è cresciuta dal 18,1% al 28,9%. L’incremento esiste, ma la Corte segnala l’assenza di una effettiva accelerazione. I tempi medi si dilatano: la durata complessiva di un’opera conclusa è passata da 458 a 533 giorni, circa 18 mesi.

La fase più onerosa resta l’esecuzione dei lavori, che assorbe oltre la metà del tempo totale: 294 giorni in media contro i 226 di inizio anno. Anche il collaudo sale a 79 giorni, mentre aggiudicazione e stipula si attestano rispettivamente a 61 e 49 giorni. Le semplificazioni normative introdotte negli ultimi anni hanno inciso soprattutto sulle fasi preliminari, meno sull’avanzamento materiale dei cantieri.

La dimensione finanziaria conferma la correlazione: i lavori sotto il milione si chiudono in 494 giorni; tra uno e due milioni servono 722 giorni; oltre i 5 milioni si arriva a quasi 1.200 giorni, circa 40 mesi. Gli interventi di ampliamento e ristrutturazione superano mediamente i 600 giorni, mentre le nuove realizzazioni si attestano intorno ai 561 giorni. Con la scadenza del piano fissata al 2026, la variabile tempo diventa centrale per le amministrazioni responsabili.

Nord e sud, un dato inatteso

L’analisi territoriale offre un elemento che contraddice letture consolidate. Le opere nel mezzogiorno risultano concluse in media in 460 giorni, contro i 526 del centro e i 579 del nord. La Corte collega il dato alla minore dimensione finanziaria media degli interventi meridionali e alle procedure adottate nell’ambito del Pnrr, che hanno inciso sulle fasi di aggiudicazione e stipula.

Resta aperta la questione delle grandi opere nazionali e multi-regionali, che superano spesso i mille giorni di realizzazione e concentrano la quota più consistente di risorse. È su quel segmento che si misurerà la coerenza tra cronoprogrammi e termine ultimo del piano. Con la parte più impegnativa degli investimenti ancora in esecuzione, la corsa finale del Pnrr si gioca ora sui cantieri più costosi e complessi. I numeri indicano che la distanza dal traguardo resta significativa e richiede un monitoraggio costante per evitare slittamenti incompatibili con la scadenza europea.