Polemiche al premio Strega. Il libro di Totò Cuffaro scritto in cella è stato tagliato fuori dalla lista dei 12 candidati. Simonetta Bartolini: “Sarebbe ora di pubblicare i motivi delle esclusioni”

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di Lidia Lombardi

Oggi, sul palco del Teatro San Marco di Benevento, scenario della presentazione ufficiale dei 12 candidati al Premio Strega 2013, avrebbe voluto vedere anche un rappresentante di Totò Cuffaro, visto che lui, autore di “Il candore delle cornacchie” edito da Guerini con prefazione di monsignor Rino Fisichella, è recluso a Rebibbia dal 2011. Dice come sempre schiettamente la sua Simonetta Bartolini, italianista, che siede nel Cda della Fondazione Bellonci battendosi per la trasparenza del più importante alloro letterario italiano.

Professoressa Bartolini, perché le dispiace che il Consiglio Direttivo dello Strega non abbia ammesso, tra i 26 titoli presentati,  quello dell’ex presidente della Regione Sicilia?

“Perché è un romanzo scritto in carcere e dunque accettarlo poteva essere un segno di attenzione verso il mondo delle prigioni italiane. Certo, non è un capolavoro, però a mio avviso da tempo non corrono opere eccellenti. Tutt’al più ce ne sono di discrete. Allora, perché escludere Cuffaro, se è vero che il riconoscimento della Fondazione Bellonci ama guardare l’attualità e la società? E se è vero anche, come avvenuto per i libri di Emanuele Trevi o di Luciana Castellina, si ammettono alla gara opere di natura non squisitamente romanzesca, ma anche biografie, diari, eccetera?”

Già, perché Tullio De Mauro, Valeria Della Valle, Giuseppe D’Avino, Alberto Foschini, Dino Gasperini, Melania Mazzucco, Ugo Riccarelli, Giuseppe De Rita e Fabiano Fabiani – il team del Consiglio Direttivo – non ha scelto Cuffaro e altri, preferendo la dozzina in passerella oggi nella città del liquore Strega, sponsor del Premio?

“Bisognerebbe chiederlo a loro. Anzi, ecco un cambiamento che proporrò: siano pubblicate le schede di valutazione del Comitato Direttivo. Così verranno resi chiari ai 400 Amici della Domenica e al pubblico i criteri ciascun anno adottati per la selezione. Poiché nel Comitato – insieme con due rappresentanti della Fondazione Bellonci, dell’industria Strega Alberti e l’assessore alla Cultura di Roma – ci sono anche due autori premiati nelle precedenti edizioni e due giurati, il Premio potrà compiere un ulteriore passo avanti. Se non in direzione della trasparenza, sempre opinabile, in quella della comprensione del meccanismo di selezione. Insomma, va messo in chiaro perché un libro sì e un altro no”.

Un segnale di correttezza anche verso chi compra il volume con la famosa targhetta “Premio Strega 2013”, orpello che ogni anno muove una bella fetta del mercato editoriale.

“Le schede su tutti i libri presentati sarebbero un modo per far capire al pubblico che sono stati davvero letti e come funziona la società letteraria. I lettori diventerebbero così non passivi recettori del Premio. Sia chiaro, non mi illudo che vinca il migliore, però in questo modo si opererebbe come dovrebbero fare i professori con gli studenti universitari: non forniscono verità assolute sulla letteratura ma spiegano le ragioni di un giudizio”.

Lei tre anni fa lanciò un altro sasso nello stagno, chiedendo che tra i 400 Amici della Domenica – la giuria di cooptati che a giugno sceglie i cinque finalisti e a luglio il vincitore – non votasse chi era contemporaneamente in gara. Una proposta che, dopo resistenze e polemiche,  è stata introdotta nel regolamento del Premio.

“Era una improrogabile necessità visto che più volte lo Strega è stato assegnato per un soffio. Eclatante, nel 2009, il caso di Tiziano Scarpa che superò d’un voto Antonio Scurati, arrabbiatissimo”.

Anche l’anno scorso lo sconfitto, per due voti,  si è lamentato parecchio.

“Emanuele Trevi non ha accettato di perdere. Errore doppio. Primo, perché si è ribellato a un gioco che conosceva bene quando ha accettato di partecipare. Secondo, ed è più grave, perché ha respinto l’evidenza che il suo libro è piaciuto meno. Insomma, delle due l’una. E’ inevitabile che allo Strega le case editrici rastrellino i voti? Significa che anche la tua lo ha fatto. Oppure credi nella trasparenza del Premio? Allora non sai accettare che il tuo romanzo non abbia convinto i più”.

Ma a lei cosa piace?

“Da tempo sono perplessa. Forse la mia estetica letteraria non coincide con quella diffusa. La qualità della nostra letteratura è decaduta, e lo dice una che ha scelto la contemporaneistica perché credeva in una letteratura non scissa dalla modernità. A forza di frequentarla però rimpiango i grandi. Allo Strega arrivano opere ben confezionate, ma ce ne corre da quelle che sanno emozionare, che entrano nella storia della narrativa. C’è ancora peggio: tra i concorrenti alla fine non solo il migliore non vince, ma neanche arriva in finale. Premiopoli del resto funziona così: o si sceglie chi deve avere un riconoscimento alla carriera, oppure chi permette di investire sul futuro, avendo magari scritto un’accettabile opera prima”.

Tra i concorrenti 2013 chi preferisce?

“ Romana Petri. Ma c’è un piccolo romanzo che mi ha regalato l’emozione di cui parlavo sopra: La lucina, di Antonio Moresco, edito da Mondadori. Non è in corsa. Peccato”.