“Sulla via del Colle, la politica ha perso la bussola”. Parla Revelli: “Qualunque soluzione arriverà sarà indegna di un Paese civile. Supermario? È diventato Mini”

Quirinale Revelli
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“Siamo di fronte a un sistema politico sempre più simile alla commedia all’italiana”. Questo il giudizio del professore Marco Revelli sulla difficile partita del Quirinale.

Alla luce delle tre votazioni per eleggere il Presidente della Repubblica, che idea si è fatto?
“Il nostro sistema politico è arrivato a questa scadenza, prevedibile e prevista, nel modo peggiore possibile. Lo spettacolo che è stato dato in questi tre giorni è desolante. Siamo davanti a un sistema politico non solo frammentato ma del tutto frantumato, con i due schieramenti, ossia il centrodestra che in realtà è destra e il centrosinistra che di sinistra ha ben poco, che sono attraversati da conflitti interni che sono difficilmente riconducibili a una razionalità politica. Nel pieno di un’emergenza sanitaria che non è finita, assistiamo a un collasso della politica da cui è difficile immaginare come se ne potrà uscire. Ma che le cose sarebbero andate così era prevedibile già dalla nascita del governo Draghi perché era una bomba a orologeria per il nostro equilibrio istituzionale, cosa che opinionisti e politici hanno ignorato preferendo applaudire al salvatore della Patria. Eppure già lì si stava innescando un meccanismo che sta producendo le scosse sismiche che vediamo oggi. Sono convinto che ormai sono stati prodotti danni irreparabili, pensi al fatto che per giorni la destra ha avuto la spudoratezza di presentare come candidato Berlusconi. Il solo fatto che sia risuonato il suo nome ha squalificato quello schieramento e anche il nostro Paese. Sul fronte opposto chi doveva raccogliere l’indignazione per tale proposta si è limitato a bisbigliare, in modo fin troppo tiepido, di irricevibilità di questo nome. Siamo di fronte a un sistema politico sempre più simile alla commedia all’italiana”.

In questa terza votazione, Mattarella ha strappato 125 preferenze e Crosetto 114. Che significato hanno questi voti?
“Sforzarsi di trovare un filo di razionalità in questi comportamenti è uno sforzo vano. Esprimono lo stato confusionale di un Parlamento che è stato umiliato per quasi un anno e che non è riuscito a produrre maggioranze stabili nemmeno negli anni precedenti. Detto questo, probabilmente i peones sperano che la legislatura sia salvata da un sacrificio di Mattarella. Per quanto riguarda i voti su Crosetto, potrebbe trattarsi di un messaggio dai parlamentari della Lega che vogliono dire a Fratelli d’Italia che, malgrado la differente posizione verso il governo Draghi, i rapporti interni alla coalizione sono ben saldi”.

Domani (oggi per chi legge, ndr) cambia il quorum e c’è chi teme un blitz del centrodestra. Che cosa si aspetta?
“Difficile a dirsi, vedo solo una grande incognita perché la politica ha perso la bussola e mi sembra altamente improbabile che nel giro di una notte risolveranno la partita. Tuttavia mi sento di dire che qualunque soluzione verrà trovata, non risponderà a nessuna logica politica di un Paese democratico”.

In tutto questo valzer di nomi, Draghi è ancora in gioco?
“Più passano i giorni e più l’auto candidatura di Draghi si rivela un’uscita improvvida. Dalla vigilia di Natale a oggi, la sua figura è stata ridimensionata pesantemente tanto che era entrato nella politica da Super Mario e ne esce da Mini Mario. Probabilmente Draghi sta raccogliendo il risentimento dei parlamentari per come sono stati trattati in questo anno, con Draghi che sembrava guardarli dall’alto dell’Eurotower”.

Stando alla sua esperienza, come potrebbe finire la corsa al Colle?
“Ho fatto di mestiere il politologo e lavorato su numeri e culture politiche ma fare pronostici sulla situazione attuale, dove ogni coordinata è saltata, è impossibile. La realtà è che comunque andrà a finire, non si attenuerà la crisi della politica. Sarò schietto: usciremo da questa tornata con le ossa più rotte di prima”.