Politicamente il Governo Draghi è finito. E le urne non sono più tabù. Il politologo Revelli: “Intollerabile un Esecutivo che disprezza il Parlamento”

Governo Draghi, parla il politologo Marco Revelli: "Intollerabile un Esecutivo che disprezza il Parlamento".

Professor Marco Revelli, dopo l’agguato di Renzi che con il Centrodestra ha fatto saltare la candidatura di Licheri alla presidenza della commissione Esteri, è nata una nuova maggioranza?
“La maggioranza di questo governo è a pezzi e si tiene insieme solo formalmente. È attraversata da un’infinità di crepe per le quali mi pare opportuno parlare di un governo già politicamente finito. Detto questo Renzi che si è sempre distinto per operazioni da corsaro politico qual è, non può stupire che anche in questo caso abbia fatto finire la commissione Esteri nelle mani peggiori per incompetenza e per ciò che quella stessa figura rappresenta”.

SENATO, INFORMATIVA DEL PRESIDENTE MARIO DRAGHI SULL'UCRAINA

Conte ha fatto capire che sta valutando la posizione di M5S nella maggioranza. Per lei cosa dovrebbe fare?
“Onestamente non lo so. Sicuramente questa maggioranza ha esaurito la sua capacità politica di esistere ma la caduta del governo metterebbe il Paese in seria difficoltà per diverse ragioni. La prima è che la pandemia che facciamo finta sia finita, in realtà continua a circolare ed è concreto il rischio di una sua recrudescenza nel prossimo futuro. La seconda è la situazione economica del Paese che è drammatica perché l’inflazione galoppa e rischia di incrociarsi con le sanzioni e la guerra. Per non parlare del rischio di una stagnazione o di una recessione economica che sono il terrore di qualsiasi governo. Il terzo punto è la situazione sociale che è ben più grave di quanto appaia guardando i giornali. Questi sono giustamente pieni di articoli sull’Ucraina ma finiscono per parlare poco e niente della moria di piccole e medie imprese che sta dilagando in Italia. Una situazione drammatica, con famiglie e imprenditori che sono incapaci di far fronte ai mutui, come può testimoniare chiunque lavori in una banca”.

Quindi il ritorno alle urne è da scongiurare a ogni costo?
“Nient’affatto perché è sempre tollerabile in una democrazia quando viene a mancare una maggioranza e non se ne individua un’altra. E poi nel caso specifico trovo difficile rimanere all’interno di un governo che quotidianamente fa sfoggio del proprio disprezzo del Parlamento e il cui capo del Governo non fa che ostentare la propria solitudine nelle decisioni essenziali, l’ultima quella di approvare la possibilità di far entrare Finlandia e Svezia nella Nato senza nemmeno uno straccio di confronto parlamentare. È un modo di agire esplicitamente incompatibile con quelle che sono le regole di una democrazia parlamentare come la nostra, dove il potere di indirizzo politico spetta al Parlamento. Oggigiorno tale potere è stato sequestrato dal capo del Governo e per questo, me lo lasci dire, siamo in un contesto di extraparlamentarità conclamata”.

Crede che qualcuno potrebbe davvero passare dalle parole ai fatti e staccare la spina al Governo?
“Mi sembra improbabile perché la nostra democrazia è in stato di coma e vive una crisi verticale con i partiti che sono dilaniati al loro interno. È evidente per la Lega, per i Cinque Stelle e per Forza Italia. Ma è ancor più palese nel Pd che è talmente spaccato da essere entrato in contraddizione perfino con la propria identità e storia. In tal senso Enrico Letta sembra il risvolto negativo di quello che è stata la sinistra maggioritaria italiana, la quale ha sempre avuto una forte impronta pacifista mentre ora il Pd è diventato il partito della guerra. La realtà è che siamo in acque torbide in cui nuotano squali e predatori come Matteo Renzi che possono fare agguati e aumentare l’instabilità politica”.

Quel che è certo è che tra un anno, volenti o nolenti, si tornerà alle urne. Qual è lo stato di salute del Centrosinistra?
“Credo che nel Pd sia sempre rimasta sottotraccia una profonda antipatia nei confronti dei 5 Stelle. Malgrado ciò, per confrontarsi ad armi pari con il Centrodestra, è stato fatto di necessità virtù e si è creata quest’alleanza. Tuttavia l’ostilità nei confronti di Giuseppe Conte è palese e crescente, per questo esiste la possibilità che si arrivi a una drammatica rottura. Qualcosa che va assolutamente evitato”.

Invece nel Centrodestra qual è la situazione?
“È un pollaio in cui tutti si agitano. C’è un’unità di facciata dietro alla quale si sta consumando una lotta per l’egemonia da parte di figure ormai logore: Berlusconi fa la voce grossa ma è l’espressione del declino; Salvini continua a sparare le sue solite bordate ma anche lui è in crisi nera. Anche Fratelli d’Italia è in crisi ma lo sta nascondendo grazie al fatto che può capitalizzare il suo essere l’unico partito fuori da una maggioranza – bulgara ma incosistente – così da autocandidarsi a guida della futura coalizione di Centrodestra”.

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