Politici ineleggibili alla Consulta. Spunta la norma anti-Amato. Alternativa propone una legge contro le porte girevoli. Pure per chi fa il percorso inverso, come la Cartabia

Consulta Amato Cartabia
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Mai più Giuliano Amato show, che sale in cattedra a impartire lezioni, nelle vesti di presidente della Corte costituzionale. Né possibili tentativi di fare politica, usando il trampolino di lancio della Consulta, in stile Marta Cartabia.

Alternativa propone una legge che mira a ridisegnare la Consulta

È questo l’obiettivo di chi mira a ridisegnare la Consulta, di recente protagonista di scelte cruciali, come quelle del no ai referendum sull’eutanasia e all’altro sulla legalizzazione della cannabis (leggi l’articolo). Ma anche del contestuale via libera alle consultazioni sulla Giustizia. La proposta di legge costituzionale è stata presentata alla Camera da Andrea Vallascas, deputato della componente l’Alternativa. La volontà è chiara: evitare che ex politici possano cercare di finire la loro carriera all’interno dell’organismo.

L’idea alla base, dunque, è quella di porre fine al fenomeno delle porte girevoli tra politica e Corte. La proposta prevede alcuni semplici paletti. Su tutti l’ineleggibilità a vita per gli ex parlamentari ed ex consiglieri regionali. Mentre chi è stato giudice della Corte costituzionale, non potrebbe candidarsi per cinque anni dalla fine del mandato. L’iniziativa sarebbe quindi estesa anche a chi ha ricoperto incarichi governativi. Così, stando sul concreto, Amato non sarebbe mai diventato giudice, né tantomeno presidente della Consulta, e Cartabia non avrebbe potuto accettare l’incarico da ministra della Giustizia.

Magari meditando un futuro politico. Inoltre, tra i componenti attuali della Corte, secondo la proposta, nemmeno Augusto Barbera sarebbe stato eleggibile: ha ricoperto il ruolo di parlamentare, più volte, tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Novanta. “Dobbiamo evitare che la politica si ricicli nella Corte, la cui importanza è sempre più centrale nella democrazia italiana come abbiamo visto con gli ultimi pronunciamenti”, dice Vallascas a La Notizia. L’idea è nata dopo che “abbiamo condiviso la posizione di vari giuristi su uno spostamento di sentenze che fanno prevalere un sentiment politico rispetto alla procedura tecnica”.

Il testo depositato a Montecitorio sottolinea come questa tendenza sia “emersa in più circostanze e, in particolare modo, in occasione delle decisioni prese sulle materie elettorali”. Un riferimento all’impatto sulle leggi elettorali, che spesso sono state smantellate dalle sentenze. Ma la molla è sicuramente scattata dinanzi all’irrituale conferenza stampa di Amato nelle scorse settimane, quando è sembrato più politico che presidente della Consulta.

“Amato molto amato da Berlusconi – incalza Vallascas – non ha smentito le sue origini. La prima mossa della Corte Costituzionale sui referendum sulla giustizia, danno una chiara idea del suo orientamento, ne sono stati approvati cinque su sei. Sulla giustizia l’unico bocciato è quello sulla responsabilità civile dei giudici”, attacca Vallascas. Da qui la spinta ad escludere l’eleggibilità degli ex onorevoli.

Dal punto di vista tecnico, la nuova Corte sarebbe costituita da 21 giudici rispetto agli attuali 15. Secondo l’iniziativa di Vallascas, 6 sarebbero di nomina parlamentare (più uno spettante al Presidente della Repubblica), 7 dalle supreme magistrature ordinarie e amministrative e altri 7 dalle professioni. “La politica – insiste il deputato di Alternativa – potrebbe affidarsi a profili ritenuti all’altezza, ma senza che abbiano precedentemente ricoperto incarichi elettivi”.