Ci risiamo col Ponte sullo Stretto di Messina. Giovannini avvia un altro progetto. Assegnato l’ennesimo studio di fattibilità. Quello a campata unica adesso non piace più

Assegnato l'ennesimo studio di fattibilità per realizzare il Ponte sullo Stretto di Messina. Quello a campata unica adesso non piace più.

Da decenni si commissionano e si versano a vuoto fiumi di milioni per gli studi di fattibilità del Ponte sullo Stretto di Messina, per il quale la vecchia Impregilo si era pure aggioudicata la gara. Ma ora al governo ci sono i “Migliori” e dunque a questi non può proprio sfuggire la possibilità di buttare dalla finestra altro denaro. Perciò il ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili (sic!), Enrico Giovannini (nella foto), ha reso note ieri al Consiglio dei Ministri le azioni necessarie ad avviare la realizzazione del ponte.

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Parte così la procedura per la realizzazione dell’ennesimo studio di fattibilità tecnico – economica dell’opera più promessa della storia d’Italia. O, se si preferisce, della più grande presa per i fondelli dell’intero Mezzogiorno. Lo studio – ha spiegato il ministero dove evidentemente hanno altro a cui pensare oltre ai trasporti pubblici sovraccarichi in mezzo alla pandemia – dovrà prendere in esame la soluzione progettuale del “ponte aereo a più campate”, in relazione ai molteplici profili evidenziati nella relazione dell’apposito gruppo di lavoro.

La novità che emergerebbe sarebbe una strada alternativa al piano già approvato, e cioè un ponte aereo a più campate, come prevede lo studio di fattibilità commissionato a Rfi, la società di gestione della rete ferroviaria controllata dalle Ferrovie dello Stato.

Questo per lo meno farebbe intendere il rapporto consegnato dall’ultima commissione interna al ministero voluta dall’allora responsabile Paola De Micheli (Pd). Una decisione quanto meno strana, visto che sono già pronti diversi progetti per il ponte sullo Stretto a campata unica, e su questi non ci sarebbe da fare nient’altro. Senza contare il costo ambientale e la possibile inutilità dell’opera, che lo stesso Giovannini non ha potuto escludere.

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