Poteri forti scatenati. Ecco la banda dell’inciucio che vuole far fuori Conte. Dai vescovi a “Stampubblica”, dagli industriali alle agenzie di rating

di Francesco Carta
Politica

L’ultimo attacco è arrivato dall’agenzia di rating Fitch, che ha deciso di ridurre l’affidabilità del debito pubblico italiano portando il giudizio ad un solo livello dal limite minimo junk (spazzatura) e attribuendogli un punteggio di BBB-. Un verdetto a cui si è aggiunto ieri quello di Standard & Poors sulle nostre banche. L’agenzia ha confermato i rating di lungo e di breve termine su alcuni dei principali istituti di credito italiani mantenendo anche l’outlook negativo. Unica variazione riguarda Unicredit per la quale l’outlook “stabile” è stato portato a “negativo”. Gli istituti per i quali sono stati confermati i ratings BBB/A-2 con outlook negativo sono Intesa Sanpaolo, Mediobanca, Finecobank e Fca bank. Su Credem confermato BBB/A-3 con outlook stabile. Per Mediocredito Centrale resta BBB-/A-3 con outlook negativo.

Inutile ricordare che proprio le agenzie di rating propiziarono, nel 2011, la tempesta perfetta che portò alla caduta del Governo Berlusconi e alla nascita dell’Esecutivo Monti. La domanda, allora, è obbligata: stiamo correndo oggi lo stesso rischio? Certo, c’è da dire che l’allora esecutivo del Cavaliere non godeva di ottima salute e di stima a livello internazionale. Giuseppe Conte, invece, – e lo dimostrano i sondaggi (leggi box in alto) – è riuscito a creare una rete solida non solo in Italia, ma anche in Europa: la sua affidabilità ha consentito all’Italia di diventare, di fatto, modello di riferimento nella gestione della crisi e del post-crisi. Eppure gli attacchi continuano. Al di là delle agenzie di rating, è proprio da casa nostra che continuano ad arrivare critiche e accuse, delle più disparate.

D’altronde lo sappiamo: nemo propheta in patria. Al di là delle opposizioni che, un giorno sì e l’altro pure, tirano in mezzo le accuse più disparate, sfiorando (e molte volte attingendo a piene mani) il mondo delle fake-news, ad accusare il governo è anche quel mondo che spesso e volentieri rimane nell’ombra o all’orizzonte: prima la Cei, poi Confindustria, infine il colosso dell’informazione Stampubblica, ora più che mai in mano agli Agnelli. E in efffetti proprio da quando la presidenza del Cda è passata in mano a John Elkann qualcosa sembra cambiato. Prima La Stampa con Massimo Giannini che si inventa un titolo in prima pagina lasciando pensare che Luigi Di Maio abbia aperto al Mes e confezionando un’intervista a Claudio Descalzi appena riconfermato all’Eni e odiatissimo proprio dal mondo pentastellato; poi con Repubblica che ha cominciato una battaglia convinta del fatto che Conte sia diventato un monarca. Indicativo a riguardo l’editoriale di Stefano Folli (nella foto) di ieri: “Una settimana dietro l’altra e un passo dopo l’altro, il ventaglio di alcune libertà fondamentali, e soprattutto delle garanzie, si è ristretto in nome dell’emergenza. Quasi tutto è avvenuto nella penombra normativa, senza un intervento del Parlamento, ormai di fatto esautorato, attraverso una sequela di decreti del presidente del consiglio che come tali non devono essere firmati dal Quirinale e non passano il vaglio delle due Camere”.

Come giustamente fa osservare il deputato 5 Stelle Riccardo Ricciardi nell’intervista rilasciata a La Notizia, nulla di strano dato che “queste misure, vista la situazione emergenziale, devono essere emanate dalla Presidenza del Consiglio. Sulle altre misure ci sono decreti legge che vengono convertiti in Parlamento”. Ma in questo periodo qualunque circostanza sembra legittimare un attacco a Conte. E così i vescovi sull’impossibilità – numeri alla mano – di tornare tutti allegramente in Chiesa, tanto che a bacchettarli ci ha pensato direttamente il Papa. Sembra, insomma, che siano scesi in campo anche poteri “altri” pronti ad un nuovo inciucio. Ma questa volta il “biscotto” è molto più difficile, visto il gradimento di cui godono premier e governo.