Prendi i soldi e scappa. La vera tentazione di Cairo e Bazoli su Rcs

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Giovanni Bazoli e Urbano Cairo non hanno ancora deciso come rispondere all’Opa di Andrea Bonomi e dei vecchi soci su Rcs Mediagroup, ma la tentazione di prendere i soldi e ringraziare è davvero forte. Intesa Sanpaolo possiede il 4,17% del gruppo che edita il Corriere della Sera, mentre Cairo ha in mano un pacchetto del 4,61% e in sole due sedute di Borsa il titolo ha guadagnato il 20%. Ieri, in una giornata negativa per Piazza Affari, Rcs ha chiuso in rialzo del 3,1% arrivando a quota 0,715 euro, ovvero già sopra gli 0,70 per azione offerti dalla pattuglia formata da Mediobanca, Bonomi, Pirelli, Unipol Fonsai e Della Valle. Per un gruppo che nell’ultima trimestrale ha perso 22 milioni ed è gravato da circa 420 milioni di debiti si tratta di una manna dal cielo. Il fatto è che la cordata organizzata da Alberto Nagel, Ad di Mediobanca (che ha il 9,93% di Via Solferino), ha valutato implicitamente la Rizzoli oltre 700 milioni di euro. Una cifra astronomica, se si tiene conto che quando si tratta l’acquisto di una società ritenuta appetibile di solito non si va oltre una valutazione di 10-12 volte il margine operativo, che nel caso di Rcs è anche negativo. Chissà che ne penseranno gli investitori della Investindustrial di Andrea Bonomi, un gioiellino abituato a distribuire buoni guadagni sulle operazioni che conduce.

VALORE OCCULTO – Di certo l’unico progetto che per ora si fa balenare, cioè la “valorizzazione” dell’asset Gazzetta dello Sport (per non dire la vendita), non è il massimo della fantasia. Ma quando si parla di Corriere, evidentemente, la logica dei numeri segue percorsi paralleli e indipendenti, perché è chiaro che controllare la testata più prestigiosa del Paese ha un’utilità difficile da quantificare in un documento contabile. Lampante il caso di Unipol Fonsai (4,6% di Rcs), colosso assicurativo alle prese con una fusione complicata. E’ vero che il suo presidente Carlo Cimbri deve moltissimo a Nagel, ma è anche vero che Unipol opera in un settore pesantemente regolamentato dallo Stato e il Corriere serve ad avere a che fare con il Palazzo romano. Idem per China National Chemical Corporation, che è il nuovo proprietario della Pirelli e ha ereditato il 4,43% del Corriere. Qui lo schema è un po’ lo stesso della Fiat di Sergio Marchionne e John Elkann: i giornali servono a coprire la ritirata dall’Italia.

BAGNI DI SANGUE – Poi c’è Mister Tod’s, alias Diego Della Valle, che controlla il 7,32% della società, ha portato dentro l’ex amico Cairo e ha fallito l’assalto al vecchio “Salotto buono”, con il quale ora a sorpresa si allea. Della Valle ha in carico i titoli di via Solferino a prezzi stellari e ha bruciato un bel pacco di milioni. Il suo scopo, spiega chi ha parlato con lui negli ultimi giorni, è solo di limitare le perdite. E quindi è favorevole a qualsiasi scenario rialzi un po’ il titolo. E a proposito di perdite, se si va a vedere la redditività dell’investimento di Cairo si scopre che il suo gruzzolo di azioni Rcs (4,6%) è in carico a un prezzo medio di 1,3 euro, quasi il doppio di oggi. Anche lui potrebbe avere interesse solo a recuperare un po’ di soldi. E per Intesa il discorso è lo stesso, ma all’ennesima potenza. Una banca che ha in mano i tre quarti del debito di un’azienda ne è il vero azionista di controllo: se i vecchi azionisti hanno improvvisamente deciso di mettere mano al portafogli dopo mesi di pericolosa inattività, in fondo è solo una buona notizia.