Prima la Lega poi gli italiani. Tradito il contratto di governo. Salvini stacca la spina all’Esecutivo. Il premier accusa: vuole capitalizzare i consensi elettorali

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È ufficialmente crisi di Governo, con all’orizzonte le elezioni anticipate, ora più concrete che mai. Determinante è stata la giornata di ieri con un braccio di ferro estenuante tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il vicepremier Matteo Salvini. Con un arbitro, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella che si prenderà il suo ruolo di arbitro quando la crisi sarà ufficializzata. Ed è questo che spaventa il leader della Lega e ha, di conseguenza, accelerato i tempi. Il ministro dell’Interno, dopo la salita al Colle di Conte, intuisce la strategia del capo del Governo che avrebbe avuto come obiettivo quello di dettare i tempi del dibattito parlamentare e quindi anche dei tempi che avrebbero potuto portare allo showdowm. Quindi lo anticipa, incontrandolo a Palazzo Chigi e scandendo per primo la richiesta di parlamentarizzare la crisi, ma subito, nelle prossime ore.

L’incontro tra Conte e Salvini dura poco più di un’ora: è un faccia a faccia duro, teso, che arriva dopo ore in cui il premier, con i suoi, non ha mancato di manifestare la sua profonda irritazione per il blitz del leader della Lega. “Se vuole la crisi gliela faremo sudare e dovrà uscire allo scoperto”, è il messaggio che, all’ora di pranzo trapela da alcune fonti governative descrivendo l’ira di Conte. Ed è messaggio di guerra contro il leader leghista, che arriva dopo il faccia a faccia tra il premier e il capo dello Stato, dove il capo del Governo manifesta a Mattarella la volontà di voler essere sfiduciato in Aula, di lasciare alla Lega la piena responsabilità della rottura. Ed è questa la ragione per cui Mattarella si è subito messo in contatto con i due presidenti delle Camere, incontrando Roberto Fico e sentendo al telefono Elisabetta Casellati.

FUOCHI INCROCIATI. E allora, archiviata la possibilità – accarezzata da Salvini – di dimissioni extraparlamentari del premier, scatta ora il timing della parlamentarizzazione della crisi. E in molti, in ambienti politici, temono o auspicano una convocazione a rallentatore delle Camere. La convocazione delle capigruppo per calendarizzare le sedute sono ancora una incognita. E qualche dubbio sulla volontà dei presidenti di Camera e Senato di tenere ritmi bassi sta attraversando molti partiti. Una strategia che vedrebbe il silenzioso consenso del M5S. Intanto, Luigi Di Maio rilancia la sfida di Salvini al voto chiedendo, prima della crisi, che il Parlamento approvi il taglio dei parlamentari. Che vorrebbe dire dilazionare di mesi le urne. Ma Salvini vuole accelerare: ha in mente di andare al voto entro il 20 ottobre.

Una volta sfiduciato dal Parlamento, Conte si recherà al Quirinale per dimettersi e partirà un giro di consultazioni che si prevede rapidissimo, di 24-36 ore. Una volta preso atto della mancanza di una maggioranza alternativa, Mattarella dovrebbe sciogliere le Camere. E nessuno si sbilancia al momento sulla possibilità da parte del Colle di ragionare anche su un Governo tecnico o di transizione per evitare l’esercizio provvisorio e portare il Paese alle urne a marzo o aprile. Intanto a fugare ogni dubbio in serata ci ha pensato lo stesso Conte in conferenza stampa, proprio al termine dell’evento di Salvini da Pescara: “Ieri e questo pomeriggio è venuto a parlarmi Salvini il quale mi ha anticipato l’intenzione di interrompere questa esperienza di governo e di andare a votare per capitalizzare il consenso di cui la Lega gode attualmente”, attacca Conte.

Che poi ha proseguito: “Spetterà a Salvini spiegare al Paese e giustificare agli elettori che hanno creduto nella prospettiva del cambiamento le ragioni che lo portano a interrompono bruscamente” l’azione di Governo. Ma l’ultima bordata arriva da Di Maio: “Salvini ha fatto cadere questo governo, lo ha fatto cadere perché ha messo i sondaggi davanti all’interesse del Paese. I suoi interessi davanti all’interesse del Paese”. Partita. Gioco. Set. Ma il campionato è ancora molto lungo.

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di Gaetano Pedullà

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