Primo decreto Draghi contro la pandemia. Fotocopia del Conte 2. Prevale la linea della continuità. Ma stavolta nessuno protesta

CONSIGLIO DEI MINISTRI
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“Bisogna cambiare tutto per non cambiare niente”, scriveva Giuseppe Tomasi di Lampedusa ne Il Gattopardo. Il Governo Draghi ha applicato il principio. E chi si aspettava una vera e propria rottura col precedente premier Giuseppe Conte sarà rimasto deluso. Il Consiglio dei ministri, infatti, ha prorogato le misure anti-pandemia già in vigore, aumentando le restrizioni previste nelle aree a più alto rischio.

Una stretta “indispensabile”, l’aveva definita il ministro della Salute, Roberto Speranza, ricordando l’allarme lanciato dall’Istituto superiore di sanità sulle varianti Covid e sulla necessità di rafforzare le misure. Scontata quindi anche la riconferma delle altre restrizioni, come il blocco degli spostamenti: fino al 27 marzo resta quindi il divieto di muoversi tra le Regioni indipendentemente dal colore.

“Dopo 12 mesi di annunci e conferenze stampa contrarie alle misure di Governo ci aspettavamo, che una volta entrati in maggioranza, i leghisti imponessero un cambio di direzione soprattutto per il divieto di spostamenti tra regioni che potrebbe penalizzare la Lombardia”, ironizza Gregorio Mammì, consigliere regionale M5S al Pirellone.

Invece, “il neo ministro del Turismo Garavaglia, evidentemente, non ha saputo far valere le ragioni più volte sbandierate dalla Lega in ogni sede”. Una novità nel provvedimento c’è. Nelle zone rosse niente più visite ad amici e parenti. Resta nelle zone gialle e arancioni la possibilità, una sola volta al giorno, di andare in un’altra abitazione privata, tra le 5 e le 22, in massimo due persone, con i figli minori di 14 anni.

La misura ha trovato il consenso delle Regioni che avevano dato un sostanziale via li bera. “Ora però c’è l’esigenza di due incontri urgenti con l’esecutivo – ribadisce il presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini -. Il primo a brevissimo termine sui contenuti che dovrà avere il prossimo Dpcm per il contenimento dell’emergenza Covid-19. Il secondo dovrà riguardare il lavoro di squadra per un efficace utilizzo delle risorse che saranno previste dal Recovery Plan”.

Inoltre, il ministro della Cultura Dario Franceschini ha chiesto un’accelerazione verso la riapertura di cinema e teatri. La scadenza è fissata al 5 marzo, data in cui scade il dpcm che regola, tra le altre cose, l’attuale suddivisione dell’Italia in 4 aree di rischio. È lì che il nuovo premier potrebbe avere la possibilità di tentare un cambio di passo. “Penso che teatri e cinema, con severe e adeguate misure, siano più sicuri di altri locali già aperti oggi”: il titolare del Mibac, preme per arrivare alla “riapertura di tutti i luoghi della cultura”.

Ad oggi, “teatri e cinema sono chiusi in Francia, Germania, Regno Unito, Belgio, Portogallo”, ricorda lo stesso Franceschini, ma a suo parere “siccome l’Italia è l’Italia vorrei che fossimo i primi a riaprire”, aggiunge spiegando che ha chiesto al Cts “un incontro urgente per proporre le misure di sicurezza integrative”.

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