“Gioacchino Amico mi disse che sarebbe sceso a Roma” e che andava “spesso in Parlamento perché ho agganciato questa parlamentare attraverso la segretaria”. È quanto ha dichiarato ieri in aula Francesco Bellusci, collaboratore di giustizia affiliato alla ‘ndrangheta di Legnano, al processo Hydra sulla “mafia a tre teste” in Lombardia.
Rispondendo alla pm della Dda Alessandra Cerreti, Bellusci ha confermato quanto lo stesso Amico aveva già raccontato da pentito. E Amico non era un personaggio qualunque: era infatti il referente del clan camorristico dei Senese in Lombardia e, secondo Bellusci, “aveva la tessera di Fratelli d’Italia e più volte si recava in Parlamento”.
Processo Hydra, i clan puntavano ai crediti per l’agricoltura
Bellusci ha detto di non ricordare il nome della parlamentare. Ricorda però lo scopo delle visite: “Entrare nel sistema dei crediti a fondo perduto per l’agricoltura, al fine mafioso di portare i finanziamenti nelle nostre tasche, nelle tasche di tutti”. Secondo quanto emerso nell’indagine, la deputata è Paola Frassinetti, di FdI, oggi sottosegretaria all’Istruzione. Frassinetti non è indagata e ha smentito i rapporti con Amico.
L’incontro a Roma con Frassinetti e Bucalo
Negli atti risulta un incontro a Roma, in un ristorante, nel maggio 2020, con Amico, Frassinetti, una collega di partito oggi senatrice, e due loro collaboratrici. Nessuna di loro è indagata. In un’intercettazione una collaboratrice dice ad Amico “quelle te le apro io”, e per gli investigatori si riferisce alle porte di Montecitorio. La Camera ha precisato di non aver mai rilasciato un tesserino permanente al pentito.
Amico era già finito sui giornali per un selfie con Giorgia Meloni a un evento di FdI a Milano nel 2019: allora non era ancora indagato per mafia, ma aveva già una condanna definitiva per ricettazione.
Il sindaco che chiede aiuto alla ‘Ndrangheta per liberare una casa
Poi Bellusci ha raccontato in aula un altro episodio mai emerso prima e che dovrà essere verificato. Riguarda Buscate, comune del Milanese. Per liberare un alloggio popolare occupato abusivamente, il sindaco Fabio Merlotti, non indagato e oggi al secondo mandato, non si sarebbe rivolto alle forze dell’ordine ma alla ‘ndrangheta. I fatti, secondo il pentito, risalgono al 2016.
L’alloggio era occupato abusivamente dalla famiglia Barletta, originaria di Guardavalle e collegata, sempre secondo Bellusci, ai vertici della locale tra Legnano e Lonate Pozzolo. A fare da tramite sarebbe stato Giuseppe Greco, allora non ancora in politica e oggi capogruppo della lista civica di maggioranza, che si è appena autosospeso. Anche lui non è indagato.
“Il sindaco dice a Greco se poteva parlare con Giacomo Cristello per risolvere la situazione con i Barletta”, ha raccontato Bellusci. Cristello è il boss della locale di Legnano e ha un bar sulla piazza principale di Buscate, di fronte al municipio. Il sindaco, aggiunge Bellusci, “era stato minacciato, aveva paura di questi soggetti e aveva le mani legate”.
Solo una sparatoria risolve la situazione
Cristello e Bellusci avrebbro così incontrato i Barletta, i quali si sarebbero rifiutati di andarsene. Lo stesso giorno, sempre secondo il pentito, salgono in municipio con Greco: “Io, Cristello e Greco siamo saliti dal sindaco. Il sindaco insisteva perché Giacomo andasse a parlarci”.
In quell’occasione Cristello avrebbe chiesto al sindaco di gestire uno stand alla festa della birra organizzata dal Comune, un evento molto frequentato in zona. “Ora vediamo, ma è difficile”, avrebbe risposto Merlotti. E il boss avrebbe risposto che se non l’avesse gestito lui quello stand, ogni sera sarebbe andato alla festa “a fare casino”.
Secondo la ricostruzione, la questione dell’alloggio si chiuse per un’altra strada. Una lite condominiale finita con una sparatoria avrebbe convinto i Barletta a traslocare per non attirare l’attenzione.