Processo Parnasi, tutto da rifare. Cambia il gup e si riparte da capo. Il giudice si è dichiarato incompetente a decidere. Aveva firmato alcuni decreti d’intercettazione

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Doveva essere il giorno della verità sullo stadio della Roma. Quello in cui per il costruttore Luca Parnasi e per gli altri 14 indagati ci sarebbe stata la decisione del gup Costantino De Robbio sul loro eventuale rinvio a giudizio e, invece, è tutto da rifare. Il giudice, infatti, è stato costretto a rimandare gli atti del fascicolo al presidente del Tribunale di Roma che ora dovrà far ripartire l’intero procedimento da zero. Del resto si sa che nella Giustizia italiana spesso si vive di cavilli, talvolta favoriti da errori e sviste. Proprio quanto successo ieri a piazzale Clodio quando l’udienza, iniziata come una delle tante, si è subito accesa con un colpo di scena a dir poco inatteso che ha lasciato tutti senza parole.

Già perché dalle difese degli imputati una mano si è alzata per presentare un’istanza con cui chiedere la ricusazione dell’attuale gup in quanto, durante la fase d’indagine, aveva firmato alcuni decreti di intercettazioni che riguardavano l’imprenditore romano Parnasi e gli altri indagati. Una mossa a sorpresa che i difensori del costruttore evidentemente avevano in pugno da tempo e che, com’è successo, avevano deciso di utilizzare proprio nell’udienza conclusiva del procedimento. Così De Robbio si è dovuto ritirare per una breve camera di consiglio al termine della quale non ha potuto che dichiararsi incompetente a decidere nell’ambito del filone principale dell’inchiesta sullo stadio della Roma. Ora la palla passa al presidente del Tribunale che dovrà nominare un nuovo giudice, fissare una nuova data per l’udienza preliminare e, cosa ben più importante, riavviare l’intero dibattimento letteralmente dall’inizio.

ERRORI E SVISTE. Questa vicenda ha degli aspetti grotteschi che sollevano importanti interrogativi. In primo luogo c’è da notare che la mossa delle difese è stata letteralmente un successo, per giunta nel pieno rispetto della legge. Ma bisogna anche chiedersi come sia stato possibile che, nell’assegnazione del fascicolo, ci sia stata una così grande svista che, di fatto, ha polverizzato mesi di dibattimento. Sicuramente negli uffici preposti deve esserci stato qualche errore materiale, dettato verosimilmente dalla carenza di personale. Ma non basta. C’è anche il problema, ormai diventato vera patologia, dell’accumulo di fascicoli che tali strutture sono chiamate a smistare. Tutti fattori che rendono complicata la verifica dei requisiti di chi è chiamato a giudicare il procedimento. Come se non bastasse, a concludere quella che sembra una catena di possibili errori, c’è anche la posizione del singolo giudice che, qualora venisse designato e si rendesse conto di essere incompatibile, dovrebbe egli stesso segnalare tutto all’ufficio di presidenza.

FATTI SCOTTANTI. L’inchiesta del procuratore aggiunto Paolo Ielo e del pm Barbara Zuin è quella sul nuovo Stadio della Roma. Un terremoto giudiziario che il 13 giugno 2018 era costato l’arresto di Parnasi e di altri indagati. Ma mentre questi rapidamente venivano scarcerati, il costruttore restava in cella perché per i pm stentava a collaborare. Ma un interrogatorio dopo l’altro, l’uomo crollava vuotava il sacco sul sistema corruttivo da lui stesso ideato. Senza esitazioni aveva così spiegato ai pm di come non avesse badato a spese per oliare la macchina amministrativa e che, in un certo senso, si sentiva obbligato a farlo perché: “Sono i politici a cercarti per essere finanziati, se non lo fai sei fuori dai giri che contano”.

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