Professioni che rendono. Svettano medici e avvocati. Il reddito medio è di 54mila euro l’anno. I piccoli imprenditori fanno un passo indietro

di Daniela Fratini
Economia

Ricchi, milionari oggi e miliardari ieri. Medici e avvocati svettano in cima alla classifica dei redditi e si confermano ancora una volta i paperoni d’Italia. Almeno così rivelano i dati delle nuove statistiche diffuse dal Tesoro sulle dichiarazioni fiscali 2018, dunque relative ai redditi del 2017, che si concentrano sui contribuenti soggetti fino allo scorso anno agli studi di settore, oggi sostituiti dagli indici di affidabilità fiscale: quindi liberi professionisti, lavoratori autonomi e imprese. Infatti se si considerano le persone con reddito complessivo superiore ai 100mila euro emerge che il 50% riguarda proprio i servizi degli studi medici di medicina generale, gli studi legali e gli ambulatori di medicina specialistica.

DICHIARATI AL FISCO. I 765mila professionisti presi dalla statistica dichiarano, infatti, in media 33.300 euro all’anno in più rispetto al contribuente medio: quasi 54mila euro contro i poco più di 20mila che sono il reddito medio comunicato al Fisco dagli italiani. I piccoli imprenditori e commercianti con partita Iva, circa 1,5 milioni, hanno invece un imponibile medio di 22mila euro. Tra i contribuenti con redditi maggiori o uguali a 100mila euro prevalgono sempre i camici bianchi e i legali, mentre tra gli imprenditori spiccano quelli attivi nel settore delle costruzioni, seguiti da quelli che si occupano di impianti idraulici e di condizionamento. Rispetto all’attività economica esercitata, spiega il ministero, il reddito medio dichiarato più elevato da queste categorie si registra nel settore delle attività professionali (49.190 euro, +3% rispetto al 2016), seguito dal settore delle attività manifatturiere (37.680 euro, -6,9% sul 2016) e dal settore dei servizi (27.330 euro, -4,5%).

LA CLASSIFICA. I valori non sono, però, direttamente confrontabili con l’anno procedente a causa della modifica del criterio di determinazione del reddito d’impresa in contabilità semplificata, che determina la deduzione delle rimanenze iniziali e quindi un calo dei redditi dichiarati nell’anno. Di conseguenza nel settore del commercio, in cui l’incidenza delle rimanenze è preponderante rispetto agli altri settori”, la modifica incide di più e il reddito medio risulta particolarmente basso: 4.410 euro. Chi se la passa peggio con il il reddito medio più basso, pari a poco meno di 10mila euro, sono i lavoratori dipendenti il cui datore di lavoro è una persona fisica, il valore sale a 13.850 euro per i dipendenti di società di persone e arriva a 21.120 euro per i dipendenti della Pubblica amministrazione.