Professioni, più tutele a chi non ha un Ordine. La Cna lancia un Osservatorio e arriva l’apertura del Tesoro. De Micheli: sì a nuove regole

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La maggiore associazione nazionale delle piccole e medie imprese, la Cna, chiederà al governo di accelerare con le misure per rilanciare con decisione il mercato interno. Ad annunciarlo è stato ieri il segretario generale della confederazuione, Sergio Silvestrini, presentando alla Camera l’Osservatorio nazionale Professioni Cna. Dopo sette, otto anni di crisi – ha detto Silvestrini – il calo del prezzo del petrolio, l’intervento di Draghi e soprattutto il brusco calo di valore dell’euro stanno modificando un quadro terribilmente negativo. Per ripartire serve però il contributo di tutti, anche dei professionisti, in tutti i campi.

SERVIZI ESSENZIALI
Chi viene nel nostro Paese, turista o investitore, ha bisogno dei servizi dei professionisti, servizi alla persona o alle imprese, che rappresentano il grande valore aggiunto italiano. E proprio la consulenza dei professionisti può sostenere e irrobustire il ruolo italiano di leader nel manifatturiero, secondi in Europa solo alla Germania. Di qui il sostegno della Cna alle professioni “non ordinistiche”, vale a dire non organizzati in ordine o collegi. Un immensa platea di potenziali iscritti alla stessa confederazione. Ma cosa si sa di queste professioni? Cosa fanno? Come sono organizzate? E chi le tutela? A queste domande risponde l’indagine dall’Osservatorio Cna, che ha coinvolto un campione di circa 3mila professionisti impegnati in 29 diverse attività.

LO SCENARIO
Ne esce fuori un universo in costante e fortunato aumento, che non è stato frenato nemmeno dalla crisi. Tra il 2009 e il 2013, l’Inps ha calcolato che il numero dei professionisti “non ordinistici”, lavoratori autonomi con partita Iva (operanti in via esclusiva o prevalente) iscritti alla Gestione separata dell’Istituto previdenziale, è cresciuto del 19,1% a fronte di un calo pari al 2,6% dell’occupazione complessiva. Il professionista “non ordinista” ha, in media, 46 anni di età. Possiede un alto livello d’istruzione: il 48% risulta laureato e il 49 per cento diplomato. Cura in particolar modo la formazione professionale: otto su dieci hanno conseguito titoli specifici per esercitare, anche se oltre la metà di questi titoli non era obbligatoria ma diretta, esclusivamente, a elevare la competenza personale. Su dieci professionisti sei sono maschi. Più del 63% svolge la propria attività in via prevalente, con un 14% di imprenditori e poco più del 20% do dipendenti.

REDDITI BASSI
Oltre la metà della partite Iva si avvale dell’apporto di collaboratori. Quanto al reddito, più della metà dei professionisti non arriva a 20mila euro l’anno lordi. Un terzo degli interpellati svolge però altre attività con cui possono integrre il reddito. In relazione alla clientela, un quarto dei professionisti può contare fino a dieci clienti, più del 40% non supera i venti e solo il 22% ne ha oltre cento. Un quadro che va comunque meglio regolato, come riconosciuto dal sottosegretario all’Economia Paola De Micheli, intervenuta alla presentazione dell’Osservatorio Cna. “Ritengo necessario – ha detto – mettere ordine nella selva di norme sulle professioni, frutto di una serie di interventi spot. E in tema fiscale vanno trovati i mezzi per rivedere il regime dei minimi”.