Prove di Governo (autoritario) che verrà. Salvini punta la ruspa contro le toghe e dichiara guerra all’Europa. Mentre i mercati già ci bastonano. Ed è solo l’antipasto

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Per avere un’idea di ciò che ci aspetta nei prossimi cinque anni è sufficiente mettere in fila le perle di ultimo conio – bastano quelle più recenti – raccolte dall’“omo de panza, omo de sostanza” (autocitazione, Sabaudia, 7 agosto), al secolo Matteo Salvini, nella personale antologia del galateo istituzionale ai tempi del sovranismo. Dopo aver affossato il Governo Conte, ora il leader della Lega ha fretta di rimpiazzarlo, trasferendo le sue raffinate terga dalla consolle del Papeete Beach alla stanza dei bottoni di Palazzo Chigi.

OMO DE PANZA… Talmente fretta che, in piena trance elettorale, credendosi presidente della Camera e del Senato, ha invitato tutti i parlamentari, con il garbo istituzionale che si addice ad un aspirante premier, ad “alzare il culo e venire a Roma già lunedì” (Termoli, 9 agosto). Un affronto pure a Mattarella, unico depositario – Costituzione, questa sconosciuta! – della gestione della crisi. Ma Salvini, da bravo Capitano, marcia a passo spedito verso l’obiettivo: propinare la sua cura a base di “regole, ordine, disciplina” (Pescara, 8 agosto) al Paese. Pensando evidentemente che una democrazia non si governa, ma si comanda come una caserma.

Finora, a tirare il freno alla ruspa che Salvini ha minacciato più volte di dirigere ora contro l’Europa ora contro i magistrati, ci hanno pensato Conte e Di Maio. Ma, al prossimo giro, chi gli toglierà di mano il pericoloso giocattolo per impedire di fare del male a se stesso (e pazienza, affari suoi) e soprattutto agli altri? La prima vittima sarà la giustizia: separazione delle carriere dei magistrati, una bella legge bavaglio sulle intercettazioni e magari anche l’abolizione dell’abuso d’ufficio e del danno erariale. Perché “non viviamo in una Repubblica giudiziaria”, assicura il giureconsulto padano. Meglio una bella Repubblica delle Banane dove i pubblici ministeri rispondono direttamente all’Esecutivo. Insomma, via la riforma Bonafede per intraprendere una nuova intrepida missione: riuscire dove persino Berlusconi aveva fallito. Per la serie, l’allievo che supera il maestro.

CONTO IN SOSPESO Poi toccherà all’odiata Europa che – tra i primi atti del suo mandato – il novello premier in pectore pregusta già di sfidare con una bella Manovra in deficit di alcune decine di miliardi: 23 solo per disinnescare l’aumento dell’Iva (ammesso che tra elezioni, insediamento delle Camere, consultazioni e insediamento del nuovo Governo ce ne sia il tempo); altri 10 per i pagamenti indifferibili; più quelli destinati alla misteriosa Flat tax, della quale non si conoscono ancora né l’entità né la platea. Varie ed eventuali a parte. A Bruxelles già si fregano le mani.

La presidente della Commissione Ue, Ursula Von der Leyen, del resto, non vede l’ora di fargliela pagare per il sostegno degli eurodeputati della Lega, prima promesso e poi revocato proprio sul filo del gong, nel giorno della sua elezione a Strasburgo. Ci misero una pezza i soliti Cinque Stelle, decisivi per il via libera alla neopresidente. Consegnando a Conte, con il loro voto a favore, una cambiale in bianco firmata dalla stessa Von der Leyen, da incassare quando, con la prossima Manovra, si sarebbe riproposto il tira e molla con Bruxelles sul rispetto dei parametri Ue.

Cambiale che, ovviamente, caduto il Governo, la Von der Leyen sarà ben lieta di stracciare. Intanto è iniziata la buriana sui mercati. Lo spread è schizzato a 239 punti base, 29 in più della seduta precedente, mentre nella picchiata della Borsa (-2,48%) tra i pochi a godere c’è, guarda caso, pure Atlantia (+2,94%): caduto il Governo Conte, gli investitori già danno per scontato che la concessione autostradale, dopo il crollo del Ponte Morandi, non sarà più revocata. I poteri forti ringraziano. Ed è solo l’antipasto.

Twitter: @Antonio_Pitoni