Puigdemont rischia 30 anni. Ordine d’arresto europeo per il leader catalano. Già in carcere il vice presidente e 7 suoi ministri

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Un mandato d’arresto europeo pende sulla testa di Carles Puigdemont, che ora rischia di essere arrestato con l’accusa di ribellione. L’ex presidente catalano, infatti, è rimasto in Belgio e non si è presentato ieri al processo in Spagna dove avrebbe dovuto essere interrogato per chiarire la sua posizione. Mandato di cattura internazionale per lui e i suoi quattro ministri Clara Ponsatí, Antoni Comín, Lluís Puig e Meritxell Serret, rimasti a Bruxelles. Davanti alla Corte Suprema, sempre ieri, si sono invece presentati la presidente del Parlament catalano, Carme Forcadell, e gli altri cinque componenti della Mesa del Parlament, Lluís María Corominas, Lluis Guinó, Anna Simó, Ramona Barrufet e Joan Josep Nuet, ma tutti si sono rifiutati di rispondere alle domande. Solo Santi Villa ha parlato e a lui è stato concesso il rilascio in libertà condizionata perchè si era dimesso il giorno prima della dichiarazione di indipendenza. Così il governo destituito finisce in carcere con le accuse di ribellione, sedizione e malversazione di fondi pubblici per l’organizzazione del referendum in Catalogna il primo ottobre scorso. Tutti rischiano trenta anni di carcere.

Migliaia di catalani, ieri, si sono concentrati in tutto il paese davanti ai luoghi di lavoro a mezzogiorno per un minuto di silenzio all’appello delle organizzazioni della società civile indipendentista  per protestare contro il processo politico avviato contro il Govern. E a migliaia si sono riuniti sotto al Palazzo della Generalitat a Barcellona gridando “Puigdemont è il nostro Presidente, Libertat”. Ma Madrid continua con il pugno duro e va dritta per la sua strada. La Guardia Civil è di nuovo entrata nel commissariato dei Mossos d’Esquadra a Lleida, in Catalogna, per cercare altre informazioni legate al referendum sull’indipendenza del primo ottobre.

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