Pure Bankitalia scende in campo: forti turbolenze sui mercati in concomitanza col referendum costituzionale

dalla Redazione
Economia

Gli indicatori di mercato “registrano un aumento della volatilità attesa sulle azioni italiane nella prima settimana di dicembre, in corrispondenza con il referendum sulla riforma costituzionale”. A dirlo è, nero su bianco, Bankitalia nel suo Rapporto sulla Stabilità. Palazzo Koch ha sottolineato inoltre l’aumento dell’attività sui derivati sul debito sovrano italiano.

Ma non è l’unico aspetto che emerge dal rapporto. “I rischi per la stabilità finanziaria derivanti dal quadro macroeconomico globale restano elevati: al rafforzamento della crescita attesa nelle economie emergenti si contrappone il persistere dell’incertezza sulle prospettive dei paesi avanzati”. In Europa, spiega ancora Bankitalia, “l’incremento della volatilità dei mercati finanziari dopo il risultato del referendum sulla permanenza del Regno Unito nella Ue è stato temporaneo, ma resta elevata l’incertezza sugli sviluppi delle trattative per l’uscita e sulle ricadute economiche nel medio termine”.

Continua ad arrancare il settore dei privati. Il credito al settore privato, si dice infatti da Palazzo Koch, “sta seguendo molto gradualmente la ripresa economica e “crescerà moderatamente” nel biennio 2017-2018. Anche se, continua Bankitalia, “la redditività delle imprese è in aumento. Il margine operativo lordo è cresciuto del 5% nei dodici mesi terminati a giugno 2016”.

Tutto sommato, le famiglie se la passano discretamente: pur essendo sceso il valore dei loro portafogli finanziari, il contenuto livello di indebitamento le protegge dai chiari di luna. “L’aumento del reddito disponibile e i bassi tassi di interesse” permettono di ripagare i debiti contratti con più facilità.

Pagella in chiaroscuro, infine, per le banche. Da una parte, la qualità del credito sta migliorando e il tasso di deterioramento dei prestiti è sceso ai livelli del 2008. A ciò contribuisce il recupero del settore immobiliare: per Bankitalia la caduta dei prezzi si è arrestata e il 2016 si chiuderà in generale con un calo di poco superore all’1% (dal -2,6% del 2015). Ciò significa minori difficoltà per le imprese del settore e – visto il clima favorevole dei tassi – meno mutui alla famiglie che entrano in sofferenza. Il patrimonio continua ad aumentare, ma gli istituti faticano a fare soldi: “Nei primi sei mesi del 2016 la redditività delle banche è diminuita. In prospettiva la debolezza del ciclo economico e l’eccesso di capacità produttiva continueranno a esercitare pressioni al ribasso”. Restano poi rischi: “Le banche rimangono esposte agli shock, di origine interna o internazionale, che possono riflettersi sui mercati dei capitali e sulla crescita economica”. Incertezza anche dalle regole in evoluzione