Putin vendica le sanzioni Ue: addio gasdotto South Stream. La Bulgaria nega il passaggio e Gazprom lascia. Il socio Eni da tempo preparava altre strade

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Colpo di scena sul grande tavolo delle reti energetiche. Il progetto del gasdotto South Stream è finito. Ad annunciarlo è stato lo stesso presidente russo Vladimir Putin. Troppe difficoltà geopolitiche, l’incertezza sugli scenari e il prezzo del gas, hanno fatto capitolare un’opera sulla quale anche l’Italia aveva investito con l’Eni. La raffica di problemi che aveva investito da subito l’infrastruttura aveva però spinto gli azionisti già da qualche tempo a preparare una exit strategy, tanto che ieri il gruppo pubblico russo Gazprom, non ha perso tempo e il numero uno Alexei Miller, ha spiegato che costruirà un nuovo oleodotto in Turchia, con una capacità di 63 miliardi di metri cubi, di cui 14 miliardi di metri cubi per sostituire il transito attraverso l’Ucraina. Il nuovo gasdotto, ha spiegato Miller, permetterebbe di trasportare circa 50 miliardi di metri cubi al confine con la Grecia. Il punto di partenza sarà il “Russkaya” Compressor Station, inizialmente prevista per il South Stream.

NUOVE STRATEGIE
Gazprom dunque cambia strategia e e creerà un nuovo organismo giuridico in Russia per il gasdotto in Turchia. Per Eni e gli altri due scoci – la francese Edf e il gruppo Wintershall – è in ogni caso una doccia fredda. Se infatti questo epilogo era stato accelerato dalle sanzioni imposte da Bruxelles a Mosca nell’ambito della crisi ucraina, il progetto sembrava potersi difendere per via delle possibili maggiori esigenze di gas proprio in Europa. Si trattava quindi di attendere la fine delle sanzioni. Tempo che Putin non ha voluto accordare e già nel corso della sua visita in Turchia aveva messo la parola fine al gasdotto.

CI GUADAGNA ANKARA
Dopo una lunga riunione ad Ankara con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, il presidente russo aveva infatti giustificato l’abbandono del progetto con il rifiuto della Bulgaria, sotto la pressione dell’Unione europea di cui è membro, di autorizzare il passaggio dei tubi sul suo territorio. “Non avendo mai ricevuto il permesso della Bulgaria, pensiamo che nella situazione attuale la Russia non possa proseguire la realizzazione del progetto – ha ribadito ieri. “È finito, il progetto è finito” ha confermato il pdg Alexei MIller, citato da un’agenzia di stampa russa. Inevitabile la ripercussione sul titolo del gruppo con il cane a sei zampe, che ieri – in una giornata in ogni caso pesante per Piazza Affari – ha ceduto il 2,49%.

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di Gaetano Pedullà

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