Quale dei suoi tanti volti vestirà Draghi nel nuovo ruolo di premier? Le mille facce dell’uomo delle privatizzazioni. Una vita piena di giravolte, da Keynes al liberismo andata e ritorno

MARIO DRAGHI
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C’è un romanzo di Luigi Pirandello che si intitola Uno, nessuno e centomila. Questo titolo potrebbe ben attagliarsi a Mario Draghi che ha accettato (con riserva) l’incarico di formare il nuovo governo. Perché Uno, nessuno e centomila? Perché l’ex presidente della Bce ha svolto diversi ruoli nella sua vita professionale. Ruoli prestigiosi, si intende, ma pur sempre personificazioni, “recite” che si attagliavano alla convenienza tattica del momento. Vediamo perché. Intanto Mario Draghi ha sempre recitato il ruolo di “predestinato”, un po’ come il protagonista del film Matrix.

Da lui ci si attendevano e si attendono tuttora miracoli. Studi superiori dai Gesuiti, all’Istituto Massimo di Roma, fucina per rampolli dell’alta borghesia e poi la laurea in Economia alla Sapienza e un PhD al Massachusetts Institute of Technology. Inizia come direttore generale del ministero del Tesoro. Dopo un passaggio in Goldman Sachs nel 2005 diviene governatore della Banca d’Italia. Dal 2011 al 2019 il colpaccio con la nomina a presidente della Banca centrale europea. Allievo dell’economista Federico Caffè si laurea con una tesi che illumina il suo futuro, sui tassi di scambio. E proprio Caffè, la cui storia della scomparsa è avvolta ancora nel mistero, lo inizia ad un rigoroso keynesianismo fautore dell’intervento dello Stato nell’economia.

Troveremo parziale traccia di questa forte impronta iniziale nel discorso di Rimini al meeting di Comunione e liberazione del 2020 in cui distingue tra “debito buono” che serve alla crescita e “debito cattivo” che la ostacola. Tuttavia alla guida del Bce verrà principalmente ricordato per il discorso di Londra del “whatever it takes” e cioè salvare “ad ogni costo” l’euro nella crisi speculativa di fine 2012. Nel 2015, da capo della Bce, introduce il “Quantitative Easing” e cioè l’acquisto massiccio di titoli di Stato di economie in difficoltà come la Spagna, la Grecia e l’Italia.

Tuttavia c’è anche una fase liberista di Draghi che lo vede gestire le privatizzazioni al Tesoro dal 1991 al 2001. Dunque Draghi ha calcato il palcoscenico della economia mondiale recitando, come detto, diversi ruoli anche contradditori tra loro, come quello keynesiano e quello del fautore del libero mercato. Un uomo abile ad adattarsi alla convenienza del momento, sicuramente intelligente, ma che in questa delicata fase politica pone necessariamente degli interrogativi. Quale dei tanti avatar Draghi personificherà ora? E in quale direzione quindi si muoverà?

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