Quantitative Easing: tanto rumore per nulla. Secondo l’agenzia di rating Fitch, difficilmente gli effetti saranno significativi sul breve periodo

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Il quantitative easing è il fiore all’occhiello delle politiche economiche lanciate da Mario Draghi per restituire liquidità alle banche e dare seguito al riavvio delle esportazioni, dei prestiti, dei consumi. E se da una parte c’è già chi inneggia trionfale all’avvento di un miracolo economico, dall’altra c’è chi tende a sminuire il peso specifico del nuovo corso Bce. I tassi sui prestiti sono già ai minimi, e per rendersene conto è sufficiente porre IBL Banca e i suoi prodotti a confronto con quelli di Findomestic, Agos e di tutti gli altri. Il problema è capire quanto le politiche di alleggerimento quantitativo gioveranno alle economie reali.

Quantitative easing: in cosa consiste

Il quantitative easing (QE, in italiano chiamato anche alleggerimento quantitativo, allentamento monetario, facilitazione quantitativa) fa riferimento al complesso delle politiche monetarie di una banca centrale. Obiettivo delle politiche del quantitative easing è quello di un allentamento monetario attraverso l’acquisto diretto da parte della banca centrale di titoli e azioni (solitamente di stato) utilizzando moneta creata ex-novo.

Gli effetti generati dalle politiche di quantitative easing sono essenzialmente due:

  • L’aumento dei consumi, favorito dall’accrescimento della liquidità in circolazione
  • L’abbassamento del costo dei prestiti, attraverso l’aumento della domanda e, di conseguenza, l’incentivazione della ripresa economica

Le politiche della Bce

Annunci in pompa magna e manifestazioni di tripudio al solo annuncio del nuovo corso monetario promosso, ecco gli interventi che rilanceranno l’economia dell’Eurozona, ecco come verrà restituito vigore alle finanze nazionali. La Bce è pronta a intervenire sul mercato secondario, facendo man bassa di titoli di stato e iniettando nuove liquidità all’interno dei tessuti economici nazionali. Effetti ulteriori: abbattimento del panico da speculazione, incremento degli acquisti di nuovi titoli da parte di fondi e assicurazioni, ripresa dell’economia reale grazie al riavvio del comparto crediti.

Andrà davvero in questo modo?

Occhio ai facili entusiasmi. Il quantitative easing potrebbe palesare una serie di limiti sistemici e generare effetti molto meno benefici di quanto stimato dai tecnocrati europei. È l’agenzia di rating Fitch a mettere in guardia da frettolose manifestazioni trionfalistiche. Il QE, effettivamente, dovrebbe generare cospicui guadagni per le banche dell’UE, ma i vantaggi, in concreto, potrebbero essere limitati e solo temporanei.

“Pensiamo che il QE difficilmente stimolerà i prestiti nelle economie in crisi dell’Eurozona – ha commentato l’agenzia – nonostante un inizio di riequilibrio e di ripresa in alcuni Paesi. Le prospettive economiche sono ancora fragili, per questo la domanda di credito dovrebbe rimanere ancora debole, e i requisiti normativi piú rigorosi stanno rendendo piú difficile per le banche aumentare i prestiti”.

Tra le accuse più frequenti indirizzate alle politiche di quantitative easing c’è, sicuramente, il timing adottato per compiere l’operazione. La Bce ha dimostrato una reattività che, in quanto a tempismo, lascia parecchio a desiderare. Il QE sarebbe stato molto più efficace un paio d’anni fa, quando i tassi d’interesse dei prestiti stentavano ad abbassarsi. Ora, che invece sono ai minimi storici, gli effetti dovrebbero essere ben meno impattanti. Molto rumore per nulla? Lo scopriremo presto.