Quattro regioni chiedono la Fase 2. Il Coronavirus però continua a contagiare e a mietere vittime. I malati calano ma sono ancora oltre 106mila. Brusaferro (Iss): “Trend discendente ma stiamo molto attenti”

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Mentre la task force di tecnici, guidata da Vittorio Colao, si appresta a presentare al Governo la bozza del piano di avvicinamento alla Fase 2, che dovrebbe prevedere, a partire dai primi giorni di maggio, un graduale e differenziato (per regione e fasce d’età) allentamento delle restrizioni, quattro Regioni (Veneto, Lombardia, Piemonte e Sicilia) chiedono a Palazzo Chigi di entrare nella delicata fase di uscita dall’emergenza Coronavirus prima del 4 maggio. Una richiesta, ovviamente vincolata anche al parere delle autorità sanitarie, che al momento, stando ai numeri resi noti dal capo della Protezione civile Angelo Borrelli, non può essere accolta, se non compiendo un pericoloso salto nel buio che rischia di vanificare gli sforzi compiuti dal 21 febbraio ad oggi.

Perché, innanzitutto, il numero di contati giornalieri, pur scendendo, è ancora consistente: 1.189 casi in più rispetto a mercoledì (quando erano stati 1.127), per un totale di 106.607 persone che, ancora oggi, sono alle prese con il virus Covid-19. Un dato spinto anche dall’aumento dei tamponi: tra mercoledì e giovedì ne sono stati fatti 61mila. Test che continuano a individuare, più o meno, un positivo ogni 16 tamponi eseguiti, specialmente nelle regioni più colpite dall’epidemia.

Il quadro è certamente migliore delle scorse settimane, ma i numeri parlano ancora di Fase 1.  Continuano a calare – rispettando il trend positivo imboccato da 12 giorni – i ricoveri dei pazienti più gravi, alleggerendo la pressione sulle terapie intensive degli ospedali più esposti. Oggi, per la prima volta dal 20 marzo, i pazienti nei reparti sono scesi sotto tremila: 2.936 (-143 rispetto a ieri), 1.032 dei quali in Lombardia (-42). Degli oltre 106malati, 26.893 sono ricoverati con sintomi nei reparti ordinari (-750 rispetto a mercoledì) e 76.778 si trovano, asintomatici o con sintomi lievi, in isolamento domiciliare. Le vittime sono in lieve calo: 22.170, con un aumento, sempre rispetto al 15 aprile (quando erano 578), di 525 decessi. Hanno oltrepassato, invece, quota 40mila (40.164) i guariti, con 2.072 negativizzati in più di mercoledì, quando erano 962.

Nel dettaglio (qui la mappa dei contagi): i casi attualmente positivi sono 33.090 in Lombardia, 13.663 in Emilia-Romagna, 13.783 in Piemonte, 10.800 in Veneto, 6.613 in Toscana, 3.437 in Liguria, 3.124 nelle Marche, 4.144 nel Lazio, 3.118 in Campania, 2.087 nella Provincia autonoma di Trento, 2.625 in Puglia, 1.330 in Friuli Venezia Giulia, 2.108 in Sicilia, 1.850 in Abruzzo, 1.593 nella Provincia autonoma di Bolzano, 536 in Umbria, 865 in Sardegna, 847 in Calabria, 518 in Valle d’Aosta, 273 in Basilicata e 203 in Molise.

“Siamo in un trend discendente – ribadisce il numero dell’Istituto superiore di Sanità, Silvio Brusaferro -, con le curve dei contagiati, dei ricoverati e dei deceduti che hanno uno sfalsamento temporale e che trovano evidenza anche nei dati giornalieri. Al momento c’è uno studio di sieroprevalenza per indagare quante persone sono venute a contatto col virus e capire qual è la circolazione. Ci sono stime variabili da regione a regione ma in generale il 90% delle persone in Italia non è venuto a contatto col virus. Questo vuol dire che una larghissima parte della popolazione è ancora suscettibile. Per avere l’immunità di gregge bisognerebbe avere circa l’80% di persone venute a contatto col virus, dunque il target è molto lontano. Quindi non c’è un golden standard”.

“Dobbiamo essere molto cauti nelle misure che prendiamo – ha detto ancora il presidente dell’Iss – per evitare che ci sia una ripartenza della curva dei contagi. Bisogna muoversi in maniera graduale, facendo molta attenzione, individuando alcuni settori su cui è possibile fare riflessioni accompagnandoli però da misure di monitoraggio, per vedere se riusciamo a mantenere l’R con zero sotto la soglia che ci interessa. La circolazione del virus è meno intensa ma è presente. Abbiamo raggiunto l’obiettivo di portare R0 sotto uno, dobbiamo muoverci passo dopo passo. Il movimento e l’attività fisica anche sono importanti per la salute, ma dobbiamo declinarli in modo che il rischio sia ridotto”. Per Brusaferro serve, dunque, un “mix di misure che consentano di lasciarne attive alcune e di toglierne altre un mix di provvedimenti che vanno dal monitoraggio stretto alla capacità di tracciare velocemente le persone positive”.

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