Quegli ayatollah che non vogliono pacificare il Paese

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di Gaetano Pedullà

Sull’ultima trincea, con poche munizioni e senza metà delle truppe, Berlusconi non si rassegna al destino incombente. Domani il Senato lo farà fuori dal Parlamento. In un  Paese dove il Muro di Berlino non è ancora caduto, dove c’è chi continua a parlare di comunisti e anticomunisti, venti anni al potere si pagano. Non è la prima volta. Comunque la pensiate, che vediate in Berlusconi il male assoluto oppure il salvatore dalla deriva a sinistra dopo Tangentopoli, sappiate che la decadenza porterà con se l’ennesima occasione sprecata per cambiare alle fondamenta questo Paese. In un’Italia che ha disperato bisogno di riforme, e dunque del terreno fertile sul quale far dialogare produttivamente gli elementi migliori, le culture diverse, la politica alta, continuare a dividerci non porta a nulla. La guerra civile mai terminata tra fascisti e antifascisti ha ancora bisogno di una pacificazione vera. Ora c’era l’occasione che ogni persona di buon senso attendeva. L’epoca di Berlusconi e il berlusconismo avevano fatto il loro tempo. Un gesto del Colle, un’apertura politica a sinistra, qualunque altra delle mille diavolerie che in più di 60 anni hanno stirato la nostra Costituzione come una fisarmonica, avrebbe fatto solo il bene del Paese. E invece niente. Hanno vinto i soliti ayatollah a corrente alternata, moralisti che non si scandalizzano affatto di un ministro della Giustizia che si mette a disposizione della famiglia di quattro detenuti. Falsi profeti che tra un giustizialismo inutile e una composizione utile preferiscono le loro piccole vendette agli interessi veri del Paese. Imbroglioni che vogliono farci credere che la pacificazione della politica possa nascere dalle larghe intese (per le poltrone) e non da gesti profondi come rinviare l’uscita dal Parlamento di Berlusconi fin quando resterà il leader per milioni di italiani. A meno di ripensamenti in extremis il voto di domani farà del cavaliere un martire politico. I comunisti non ci saranno più. Ma di sciocchi in politica ce ne sono a iosa.