Il legame tra Artini e Renzi alimenta il dubbio

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di Lapo Mazzei

Arrivati a questo punto della storia, comunque vada a finire, non sarà una bella pagina per la politica italiana. Per la semplice ragione che in una democrazia un po’ malaticcia come la nostra, afflitta da manie di protagonismo e prese della Bastiglia senza colpi di cannone ma perfidi giochi di potere, movimenti che non conoscono nemmeno l’abc della democrazia interna possono solo far danni. Anzi, possono rivelarsi letali, aprendo ulteriormente la strada alla cooptazione. Altro che preferenze e parola agli italiani. Fuor di metafora significa che Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, al di là delle logiche interne al Movimento 5 Stelle, stanno offendendo la democrazia con il loro atteggiamento da dittatorelli sudamericani. E il risultato, almeno nell’immediato, è che finiranno con il falsare i dati della rappresentanza parlamentare. Quanti deputati e senatori a 5 Stelle sono pronti a passare con il Pd o con altre formazioni politiche? E gli elettori che hanno votato per loro come saranno ripagati da questo evidente scippo commesso senza nemmeno un minimo di destrezza? La beffa che finisce in farsa ora ha i contorni del dramma. Dove nessuno vince e tutti perdono. E dove anche certe storie finiscono con il rendere ridicoli, non comici, guru come Grillo.

I DUE FIORENTINI
Fra Massimo Artini, il deputato finito sul patibolo di Grillo e Casaleggio, e il presidente del consiglio, Matteo Renzi, per esempio c’è un filo rosso che li lega da tempo. Renzi e Artini si conoscono da quando entrambi avevano 14 anni, amici, come tutti i ragazzi a quell’età. E’ il territorio che li unisce, il Val d’Arno dalla quale provengono, Renzi da Rignano, Artini da Figline, allievi dello stesso istituto comprensivo, il Leonardo Da Vinci. Una conoscenza, più che un’amicizia. Mantenuta però negli anni tanto che quando Renzi, dopo le primarie vinte, è approdato alla Camera nelle vesti di segretario Pd, il primo che ha salutato, incontrato per caso sul portone di Montecitorio è stato il deputato M5s, che in quel momento arrivava per la seduta alla Camera. Quel legame alimenta il sospetto del quartier generale Cinque stelle sul deputato toscano: c’è da fidarsi? “Assolutamente sì”, assicura un deputato che con Artini condivide l’attività parlamentare, “Massimo è una persona leale e lo dimostra giorno per giorno con il lavoro che porta avanti. Il fatto che conosca Renzi non vuol dire nulla”. Fatto sta che la Casaleggio Associati andrà avanti sulla strada dell’espulsione. E Artini si prepara al braccio di ferro. Possibile che un Movimento che voleva aprire il Parlamento chiude nel cassetto e butta via la chiave le regole minime della democrazia? Possibile? Eppure i fatti sono questi.

REGIONALI KAPUT
L’area del dissenso in casa 5Stelle si allarga e cerca di pensare ad una efficace “exit strategy”. Stavolta il malumore travolge il Movimento in modo trasversale: il sondaggio sul blog di Grillo per l’espulsione di Massimo Artini e Paola Pinna, accusati di non aver rendicontato sul portale ufficiale M5S “Tirendiconto.it”, investe “come un fulmine a ciel sereno” i 5 Stelle, come ammette dispiaciuto il deputato Filippo Gallinella. Li investe in un momento in cui, lamentano in tanti, era necessario invece discutere del risultato deludente alle Regionali e dei problemi legati alla comunicazione piuttosto che tornare sul tema di espulsioni legate a rendicontazioni e scontrini. Chissà, forse per Grillo quella delle purghe è l’unica exit strategy per nascondere il suo fallimento. Anzi, l’unico modo per celare la truffa perpetrata nei confronti degli elettori. Che farebbero bene a chiedere i danni.

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