La Rai lottizzata conviene a tutti. Ecco perché la riforma non decolla. Parla il vice presidente M5S della Vigilanza, Di Nicola: “Il mio disegno di legge fermo al Senato da luglio 2019”

Rai Primo Di Nicola
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Senatore Primo Di Nicola (M5S), vice presidente della Commissione di Vigilanza, che idea si è fatto della furibonda polemica nata dalle accuse di censura rivolte da Fedez ai vertici di Rai3 in merito alla partecipazione del concerto del Primo maggio?
“Vediamo quali elementi aggiuntivi arriveranno dall’audizione in Vigilanza del direttore di Rai3 Di Mare. Ci sono comunque sbavature che non riguardano certamente solo la Rai”.

E chi altri?
“La contrattazione sui contenuti del discorso di Fedez era un affare del cantante e dell’organizzatore del concerto. In quanto acquirente dei diritti dello spettacolo, la Rai non aveva alcun titolo per parteciparvi. Se poi vogliamo parlare pure di Fedez, fermo restando il suo diritto a difendere la propria autonomia, trovo che il suo comportamento non sia stato proprio lineare”.

Per quale motivo?
“L’idea di registrare la conversazione telefonica, l’attenzione con la quale ha cercato di mettere sempre a favore di telecamera il suo cappellino con il logo di una nota multinazionale, esponendosi alla critica di fare pubblicità gratuita e occulta attraverso il servizio pubblico, qualche dubbio lo lasciano”.

Ma serviva davvero Fedez per scoprire che la Rai va riformata?
“Solo agli ipocriti, abituati a lanciare proclami mentre puntano a mantenere la situazione esattamente com’è per continuare ad utilizzare la Rai a proprio piacimento. Lo sanno anche i sassi che alla Rai, dal presidente all’ultimo degli uscieri, quasi tutto è lottizzato”.

Neanche voi, che siete alla guida del Paese da tre anni, siete riusciti però ad avviare questa riforma. Peraltro prevista dal contratto gialloverde stipulato con la Lega con la quale avete governato per oltre un anno…
“Ammesso che la Lega volesse e voglia ancora questa riforma. Perché quella della Rai è una riforma di sistema e di tale portata da richiedere il coinvolgimento del più ampio schieramento parlamentare possibile”.

Salvini intanto vi accusa di aver occupato insieme al Pd “ogni angolo, ogni scantinato e ogni posacenere di Viale Mazzini”. Insomma, da voi non accetta lezioni. E annuncia che presenterà un suo ddl di riforma…
“Nessuna lezione a Salvini che in fatto di lottizzazione è un autentico maestro. Per presentare in Parlamento un disegno di legge di riforma noi non abbiamo avuto bisogno di aspettare il caso Fedez. Il mio ddl è stato depositato al Senato il 15 luglio 2019, ma purtroppo non c’è stato verso di farlo decollare a causa del disinteresse di tutti gli altri partiti, Lega compresa. Quindi neanche Salvini può dare lezioni”.

Intanto le nomine dei nuovi vertici Rai hanno già preso il sopravvento sulla riforma della governance di Viale Mazzini. Un segnale poco incoraggiante, non crede?
“E infatti, nonostante i nostri sforzi, anche in queste ore, nella competente commissione di Palazzo Madama per incardinare il mio ddl di riforma della Rai, resto molto scettico proprio alla luce delle resistenze del Centrodestra. Se i partiti, tutti, hanno intenzione di avviare un nuovo corso in attesa della riforma della governance Rai, comincino a rinunciare alle pretese di spartirsi il nuovo Cda”.

Che però è per 4/7 di nomina parlamentare…
“Si lasci spazio alle migliori professionalità e si votino in Parlamento i candidati migliori e più autorevoli, magari quelli in grado di infischiarsene una volta insediati di tutte le pressioni e le sollecitazioni a cui le segreterie di partito sono abituate. Perché, parliamoci chiaro, mantenere il servizio pubblico in uno stato di tale subalternità, conviene a tutti. Tranne al cittadino utente che paga il canone”.